Pagina on-Line dal 07/04/2012

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LA MENTE – Cessa, o Trismegisto Mercurio, di disputare così lungamente. Taci ora mai, e ricordati de le cose antedette, imperò che a me non sia grave esprimerti il senso mio, e tanto più quanto a’ mortali sono molte e varie opinioni erronee di Dio e del Mondo.
TRISMEGISTO – Certamente che, a confessare liberamente il vero, io non so bene ancora la verità di tal cosa. Adunque, o signor mio, tu medesimo manifesta la pura verità, imperò che io mi confido che tu solo tali cose chiarire mi possa.
LA MENTE –  O dimmi dunque figliuolo, il tempo, Iddio e l’universo così stanno: Iddio eternità, il Tempo generazione; Iddio fa la eternità, L’Eternità il Mondo, il Mondo il Tempo, il Tempo la generazione. La essenzia di Dio è quasi il bene, la bellezza, la beatitudine, la sapienzia. Et la essenzia della eternità è la stabilità. L’essenzia del mondo è l’ordine, et l’essenzia del tempo la trasmutazione, l’essenzia della generazione la morte e la vita. L’operazioni di Dio sono la Mente e l’Anima, l’operazioni della eternità la perseveranza e la immortalità, operazioni del Mondo il facimento e il rifacimento. L’opere del tempo augumento e la diminuzione, e l’opere della generazione è la qualità. Adunque la eternità è in Dio, il mondo nella eternità, e il tempo nel mondo, e la generazione nel tempo. La eternità sta circa a Dio, il mondo si muove nella eternità, il tempo è terminato nel mondo, la generazione s’adempie nel tempo. Adunque i Dio è il fonte del tutto, ma l’essenzia è l’eternità e la materia è il mondo. La potenzia e i Dio e l’eternità e l’opera della eternità è il mondo, certamente fatto non qualche volta, ma fatto sempre dalla eternità. Et conciò sia che mai non cessi la eternità, già mai non cesserà il mondo. Et conciò sia che il Mondo sia compreso dalla eternità, niuna parte del Mondo muore.
TRISMEGISTO – Ma che cosa è la sapienzia di Dio?
MENTE – Il bene, la bellezza, la beatitudine, ogni virtù, la eternità e onde l’eternità concede la immortalità dando perseveranzia alla materia. Imperò che l’origine della materia dipende da l’eternità, si come l’eternità da Dio. Certo la generazione e il tempo sono due nature in cielo e in terra; veramente queste due sono in cielo immutabili e immortali e in terra mutabili e corruttibili. I Dio è anima della eternità, l’eternità anima del mondo, il cielo anima della terra. I Dio è nella Mente, la Mente nell’anima e l’anima nella materia, ma tutte sono per la eternità, cioè tutto questo corpo nel quale sono tutti i corpi. L’anima piena de la Mente e di Dio, riempie le cose dentro al mondo e abbraccia quelle di fuori. Questa concede a tutti la vita, certamente, di fuori a questo mondo, animale grandissimo e perfetto, ma dentro a tutti gli altri viventi che sono nel mondo, et forma ogni cosa di sopra nel cielo, per quello che è quel medesimo, et di sotto in terra frequentemente adopera la generazione.
Certamente la eternità contiene il mondo, o vero per necessità o vero per providenzia, o veramente per natura. Et se alcuno pensa o ancora penserà già mai alcuna altra cosa, i Dio è quello che adopera il tutto. L’operazione di Dio è possanza insuperabili con la quale non ardisca alcuno di agguaglare cosa alcuna, umana o divina. Guardati dunque o Mercurio che tu non giudichi alcuno, né infernale né eziandio superno, simile a Dio, imperò che tutto ti partiresti da la verità. Certamente nulla è simile di quello il quale è dissimile, solo e unico. Né riputerai alcuno avere la medesima possanza che ha i Dio, imperò che chi è quello che dopo di lui sia tale e a la vita, e a la immortalità, e a la trasmutazione della qualità?
Ma che altra cosa oltre a queste farà i Dio? Imperò che i Dio non è ozioso, perché tutte le cose sarebbono oziose. Ma di certo tutte le cose sono piene di Dio, e l’ozio in nessuna parte del mondo si trova, imperò che l’ozio è nome vano, così secondo quello che fa e sì eziandio secondo quello che è fatto. Egli è necessario a tutte le cose esser fatte, e sempre essere fatte secondo la natura di ciascuno luogo. Colui che fa non è solamente presente a una cosa, ma a tutte, né solamente una cosa produce, ma tutte, imperò che la possanza esistente, efficace in sé medesima, avanza tutte le cose che sono fatte, imperò che sotto essa sono l’opere da lei generate. Or contempla il mondo, suggetto per me al tuo conspetto, e intorno diligentemente ragguarda la firma sua, certamente per tutto integro e dilettevole. Ragguarda oltra questo le sette spere sottoposte, fabricate con meraviglioso adornamento, differentemente adempiendo la eternità col suo corso, con ordine sempiterno; ciascuna piena di lume, né il fuoco è in nessuno modo in quelle, imperò che l’amicitia e la commissione delle cose contrarie e dissimili instituisce lume illustrato dal lato di Dio, genitore di tutti i beni e principe di tutto l’ordine e eterno duca delle sette spere. Et vedi la luna, strumento della natura, con più veloce corso che gli altri, trasmutando la inferiore materia, et la terra, sita nel mezzo del mondo, riseggio del bel mondo, nutrimento e similmente nutrice di tutti i terreni. Deh, pensa al numero de’ viventi, mortali e immortali. Et essa luna che intorno si gira quasi come mezzo de’ confini dell’uno e dell’altro, cioè di mortali e immortali. Et ancora ogni cosa piena d’anima e da essa mosse con li propii movimenti certamente, parte intorno al cielo e parte intorno alla terra; né quelle cose che sono da destra si mutano a sinistra, né da sinistra a destra, né ancora le cose di sopra di sotto, né ancora quelle di sotto di sopra. Ma che tutte queste cose, o dolcissimo mio Mercurio, sieno governate, non è ora di bisogno che io dicendolo tu lo impari, imperò che sono corpi e hanno anima, e muovonsi, ma ragunarsi queste cose insieme sanza la virtù di chi le raguni è impossibile. E’ dunque necessario essere alcuno, e essere tale che in tutto sia uno, imperò che conciò sia che molti e varii mutamenti sieno, e corpi dissimili, e uno ordine di velocità in tutti, è impossibile essere due o più fattori, imperò che uno ordine non sarebbe conservato in molti. Oltre a questo, chi tra quelli fussi meno possente, averebbe troppo invidia al più possente, onde nascerebbe certa discordia. Et però se uno di loro fussi autore delli animali mutabili, desiderebbe ancora generare li animali immortali come chi fusse autore delli immortali desiderebbe ancora di generare i mortali. Et ancora essendo una anima e una materia, a chi di loro più tosto s’apparterebbe lo operare in quelle. Et se all’uno e all’altro se appartiene, a cui toccherà la provincia maggiore? Ma pensa così. Ogni corpo vivente, o mortale o immortale, consiste di materia e d’anima. Certamente tutti i corpi viventi sono animati, e i non viventi sono quasi una ignuda materia. L’anima ancora, similmente secondo se medesima propinqua a suo padre, è cagione di vita, ma della vita è cagione qual si voglia delli immortali. Ora in che modo adunque li mortali viventi sieno differenti da’ mortali, e ancora l’immmortali da li immortali? Manifesto è dunque essere di tutti questi un autore oltre a li altri, imperò che una anima, una vita e ancora una materia. Or chi è questo? Or chi è egli altro chi l’unico Dio. Ora egli è conveniente ad altri che all’unico Dio procreare i viventi? Adunque uno Dio.
Tu hai confessato essere uno mondo, un sole, una luna e ancora una divinità. Ma esso Dio quanto vorrai che e’ sia? Uno dunque, che ciascuna cosa fa in molti. Or pensi tu che sia cosa ardua o faticosa a Dio fare la vita, l’anima, la immortalità e la mutazione? Ma tu tante e tali cose puoi: tu vedi, odi, odori, gusti tocchi, parli, vai, spiri, intendi, né altri è in te che vegga e altri che oda; né uno parla e altro va, questo odora, quello gusta, questo spira, quello intende, ma uno fa tutte queste cose. Né ancora quelle cose è possibile essere fatte senza la possanza di Dio, imperò che si come quello il quale cessa da quelli non è più animale, così quello il quale cessasse da la composizione di quelli non sarebbe Dio. Ma dubitare di questo è cosa stolta, che se egli è conceduto nulla essere nella natura delle cose in cui non sia un certo naturale vigore di operare e insieme una esecuzione di certa opera, quanto maggiormente si debbe firmamente dire non mancare a Dio la possanza e l’effetto del tutto? Imperò che ciò che è ozioso è imperfetto, e a Dio dire essere imperfetto non è lecito. Dio dunque fa ogni cosa. Ora, o Mercurio, questo poco di tempo sarà mi tutto presente e a me te medesimo darai, e subito intenderai l’opera di Dio. Egli era necessario questa opera manifestarsi, acciò che fussino quelle cose che sono fatte e quelle che erano state fatte, e che si faranno nel tempo che ha da a venire, et questo, o suavissimo mio Mercurio, è la vita, et questo è la bellezza, et questo è il bene, e questo, finalmente, è Dio. Ma se tu domanderai che io ti ponga avanti agli occhi queste cose per li esempi delle opere, considera quello che ti accade volendo tu generare. Nondimeno questo non è simile a quello, perché quello non è tirato dalla voluttà e non ha aiutatore a le opere, ma, efficace per sua natura, operando per propia possanza, sempre si rivolta nell’opera stando esso fermo in tutto quello che già mai arà fatto. Et se qualche volta arà sottratto il suo influsso, mancando la vita tutte le cose cadranno. Ma con ciò sia che tutte le cose vivino, e una sia la vita di tutti, egli è uno Dio. Ancora se sono viventi tutte le cose che si veggono in cielo e che giacino in terra, una è la vita di tutti, la quale procede da Dio, e essa ancora è esso Dio. 
Da un fattore tutte le cose son fatte, et la vita è unione di Mente e d’anima, et la morte non è perdimento delle cose congiunte, ma scioglimento d’unione di più cose. L’imagine dunque di Dio è la eternità, e della eternità è il mondo, e del mondo il sole, e del sole l’huomo. Ma molti pensano la morte essere certa mutazione per cagione che la grandezza del corpo si risolve e la vita si riduce nello occulto. Ma io, o diletto Mercurio mio, certamente ti insegno il mondo di certo mutarsi per questa cagione, che alcune particelle di quello continuamente si vanno ad occultare, ma non istimerai quello già mai morire. Certo queste sono le passioni del mondo, la revoluzione e la occultazione, e è la revoluzione certamente una conversione, e la occultazione una renovazione. Oltra a questo il mondo, che ha tutte le forme, di certo non riceve di nuovo forme avventizie e peregrine. Vero è che esso frequentemente in se stesso le commuove, et se questo mondo che ha tutte le forme è generato qual è il suo autore? Certamente essere non può senza forma. Ma se ancora esso ha tutte le forme, sarà simile al mondo, et se esso harà una forma, sarà in questo peggiore del mondo. Che dunque diremo noi a questo? Or non istiamo in dubbio, imperò che quello che è dubbio nelle cose divine, non è ancora conosciuto. Adunque esso ha una forma, ma la sua propia forma, con ciò sia ch’ella fugga lo aspetto delli occhi, è incorporea, e manifesta ciascuna forma per li corpi. Et non avere meraviglia alcuna che e’ sia una certa forma incorporale, imperò che ella è come la forma del parlare e come i punti delle scritture, imperò che molto appaiono avanzare, nondimeno per natura sono piani e equali. Ma pensa ora quello che molto più arditamente si dirà, e ancora quello che più veramente si manifesterà, che si come l’huomo non può sanza vita vivere, così Dio non può vivere s’e’ non produce le cose buone. Questa è la vita di Dio, questo è il suo atto: muovere continuamente ciascuna cosa e inspirare la vita a tutti. Ma alcune cose di quelle che di sopra abbiamo ditte, hanno bisogno d’una certa intelligenzia. Considera tu questo esempio, quello che io principalmente voglio significare: tutte le cose sono in Dio, non come poste in luogo, imperò che il corpo è luogo immobile e quelle cose che poste vi sono non hanno movimento. Certamente in altro luogo si alluoga la fantasia nello incorporeo. Pensa che e’ contenga ciascuna cosa, e pensa nulla esser più capace, nulla più veloce, nulla più possente che la incorporale natura. Et essere esso molto più capace, molto più possente di tutti. Così ancora, cominciando da te medesimo a meditare, comanderai alla tua anima, la quale più tosto che non comanderai, ubbidirà. Io dico che le comandi che ella passi nell’oceano, quella prima che abbia comandato, sarà quivi, e di quindi tornerà ove era. Et non partendosi comanderai un’altra volta che voli in cielo, non arà bisogno d’alcune penne; nulla si contrapporrà alla sua velocità: non lo incendio del sole, non la larghezza dell’aria, non il rivolgimento de’ cieli, non i corpi delle altre stelle, che ella trapassando ogni cosa non transcenda infino al più alto corpo. Et se vorrai anchora passare tutte le rotondità de’ cieli e investigare quello che è molto più di sopra, questo ancora ti sarà lecito. Considera quanta sia la possanza e quanta la celerità della tua anima, et se tu puoi queste cose fare, pensa che molto più può fare Dio. A questo modo, dunque, contempla i Dio, come quello che ha in sé tutte le intelligenzie, e che ha se medesimo in tutto, come l’universo mondo. Se tu non ti adequerai a Dio, già mai Dio non intenderai, imperò che il simile è sempre dal suo simile conosciuto. Distendi te medesimo a una grandezza senza termine, esci fuori del corpo, va sopra tutto il tempo, sii eternità, et così finalmente i Dio conoscerai. Presupponendo in te medesimo nulla essere impossibile, riputa te medesimo immortale, possente a comprendere tutte le cose, ogni scienzia e similmente ogni arte. Sii più alto che ogni altezza, sii più profondo che ogni bassezza. Raccoglierai in te medesimo ciacun senso de’ fatti tuoi del fuoco, dell’acqua, dello arido e umido. Sii presente a tutte le parti del mondo al cielo, alla terra e al mare. Abiterai per tutto il tempo fuori del ventre del tuo piccolo corpo. Penserai nulla per morte morire. Comprenderai insieme tutte queste cose: i luoghi, i tempi, le grandezze, le qualità e le quantitati, così finalmente potrai intendere Dio. Et per contra, se tu sommergerai l’anima tua nel corpo e d’essa non farai stima, e gitterati nel fango con queste parole dicendo: né alcuna cosa conosco, né eziandio posso conoscere, io spavento nell’ampio fondo del mare, io non posso volare in cielo, io non ho conosciuto quello che io debbo essere nel tempo a venire, or che hai tu a fare con i Dio? Imperò che tu non puoi, sendo tu malvagio e servo del puzzolente corpo, essere capace d’essa bellezza e bontà. Ma la estrema pravità è non riconoscere Dio. Ma avere fidanza e sperare qualche volta potere trovarsi buono, e una certa via divina che per diritto cammino al bene conduce, nella quale procedendo tu, sempre, in ciascun luogo, t’apparirà più agevole e più piana andando navigando di dì e di notte, e parlando e tacendo, imperò che nulla è nella natura delle cose che non rappresenti qualche imagine della divinità.
TRISMEGISTO – Or non è egli invisibile i Dio?
MENTE –  Parla, o Trismegisto, più religiosamente, imperò che chi è più lucido di quello? Elli certo per tale cagione ha fatte tutte le cose, acciò che per ciascuna di quelle lo vedessi. Questa è la bontà di Dio, et questa è la sua virtù, risplendere per tutte le cose. Nulla è ancora invisibile nelle cose incorporee. La mente si vede in esso intendimento, e Dio si manifesta nella operazione. Queste cose fino a qui, o Trismegisto, ti sieno dichiarate, e tutte l’altre già per te medesimo ricercherai, e non sarai ingannato dalla falsa imagine della verità.

 

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