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Henry Carrington Bolton - Una reliquia dell'astrologia - dal Journal of American Folk-lore (1897) - Traduzione e corredo iconografico a cura di Massimo Marra

Molti conoscono ed avranno già visto la bellissima illustrazione che apre questa pagina (o altra simile): l’uomo zodiacale in cui si mostrano le relazioni tra le parti del corpo umano ed i segni zodiacali.
Il testo di Henri Carrington Bolton che presentiamo in questa sede è probabilmente il primo studio erudito che prende in considerazione questa diffusissima raffigurazione così come essa. per secoli e secoli, comparve, nella tradizione manoscritta e a stampa, a corredo di testi medico-astrologici colti o di almanacchi ed annuari popolari.
L’autore, che si concentra soprattutto nel rintracciare la figura nel contesto degli almanacchi astrologici di area anglosassone tra XVII e XVIII secolo, considera la raffigurazione comparsa nella tradizione a stampa verso la fine del XVII secolo. Si tratta di un errore, poiché figure simili erano già diffuse ampiamente alla fine del XV secolo, e la loro comparsa nella produzione a stampa è quindi da datarsi ad un paio di secoli prima di quanto Carrington Bolton non credesse (vedi l’esempio tedesco sotto). Tuttavia il saggio di Bolton conserva il sapore di un’interessante carrellata esplorativa lungo una serie di varianti di questo importante reperto iconografico. Dove possibile abbiamo cercato di accompagnare al testo gli esempi iconografici citati, arricchendoli di altri non citati dal testo ma che costituiscono comunque un corredo interessante allo studio.
Henry Carrington Bolton nacque a New York il 28 gennaio 1843, figlio del medico Jackson Bolton e di Ann Hinman North. Formatosi nella città natale al Columbia college, da cui esce diplomato a diciannove anni, egli manifesta giovanissimo una forte inclinazione per la chimica che spinge suo padre ad attrezzargli un laboratorio domestico. Continua la sua formazione dapprima a Parigi, dove rimane per un anno, poi ad Heidelberg dove studia col celebre Robert Wilhelm Bunsen (1811-1899) ed infine all’università Georgia Augusta a Goettingen, dove riceve il suo diploma di Dottore in filosofia nel 1866. Dal 1872 al 1877 è assistente in chimica analitica e capo del laboratorio di analisi quantitativa alla Columbia University School of Mines e, nello stesso periodo, è professore al Woman’s medical college di New York. Nel 1877 viene nominato professore di chimica e scienze naturali al Trinity college di Hartford, nel Connecticut, dove diviene celebre la collezione mineralogica che egli raccoglie. Nel 1885, grazie alla sua riconosciuta competenza scientifica e mineralogica, viene nominato dal presidente degli Stati Uniti membro della prestigiosa Assay commission, l’antica istituzione responsabile del saggio e delle prove di conformità delle monete americane. Appassionato viaggiatore fin dalla giovinezza, nel 1887, alla morte di sua madre, ritorna tuttavia a vivere a New York, e, nel 1892, viene nominato non-resident professor di Storia della Chimica alla Columbian University di Washington. L’anno dopo, nel 1893, sposa miss Henrietta Irving di New Brighton. In questo periodo Bolton è un’autorità riconosciuta di livello internazionale, membro delle più prestigiose istituzioni accademiche, scrittore – non solo di chimica e storia delle scienze, ma anche di antropologia, viaggi, numismatica, letteratura etc. – autorevole, apprezzato e ricercato conferenziere. Delle sue circa 300 monografie pubblicate (alcune anche tradotte in altre lingue, specie tedesco) quasi i due terzi riguardano la storia della chimica. Muore il 19 novembre 1903 a New York. Intitolata al nome del grande studioso, è oggi attiva una Bolton society, che promuove ed incoraggia la raccolta e conservazione di ogni tipo di materiale a stampa riguardante la chimica: http://www.chemheritage.org/visit/library/bolton-society/index.aspx
Il testo di cui presentiamo la prima traduzione italiana fu letto all’incontro di Baltimora della American Folk-lore Society il 28 dicembre 1897, e fu poi incluso nell’undicesimo volume del Journal of American Folk-lore, ed è oggi reperibile on-line in PDF a questo indirizzo .


© Massimo Marra – riproduzione vietata con qualsiasi mezzo e per qualsiasi fine.

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Henry Carrington Bolton
Una reliquia dell’astrologia.



Traduzione di Massimo Marra © - Tutti i diritti riservati, riproduzione e diffusione vietata con qualsiasi mezzo e per qualsiasi fine.


La misteriosa immagine di un uomo nudo circondato dai segni dello zodiaco, che costituisce una caratteristica così comune in tutti gli almanacchi di medicina, è familiare a tutti, ma solo pochi realizzano la grande antichità del simbolismo implicato e l’interessante storia di questa reliquia astrologica.
Così come comunemente stampato negli ultimi 50 anni, la figura mostra un uomo nudo con un’espressione melanconica, gli arti distesi e le viscere esposte in una maniera che ricorda il martirio di Sant’Erasmo; la sua testa, i suoi arti e diverse parti del suo corpo sono traforati da linee che portano alla mente un altro santo, Sebastiano; queste linee partono da dodici oggetti singolari posti intorno alla figura centrale, ovvero un ariete che salta, due gemelli giocosi, un leone coricato, un toro esausto, una bilancia, una vergine dall’aria presuntuosa, un arciere risoluto, un portatore d’acqua negligente, un agile capricorno, due pesci incrociati, un granchio di mare ed uno scorpione tropicale con una coda articolata.
La connessione tra questi dodici segni e l’anatomia umana è esposto nelle righe seguenti, scritte nel 1720:


Alla Testa e alla Faccia il regale ariete dà legge,
Il collo e la gola spettano al cupo toro,
Gli amorevoli gemelli guidano spalle, braccia e mani,
Il lento Cancro comanda petto e milza.
Il coraggioso Leone governa il cuore dell’uomo.
La Vergine modesta alle viscere si limita.
Le reni e i lombi sono giudicati in Bilancia,
Le secrete parti lo Scorpione guida.
Lo Scattante Cavallo reclama entrambe le cosce
Le ginocchia dipendono dall’ostinato Capricorno
L’acquario reclama entrambe le gambe
I Pesci governano i Piedi ed incontrano nuovamente l’Ariete.
(Moore, Vox Stellarum 1721)

Uno studio delle origini di questa bizzarra concezione ci porta indietro alle prime tracce della civiltà; i suoi fondamenti risalgono agli astronomi Caldei, ai saggi Ebrei ed ai filosofi greci; i mistici cristiani li adottarono e gli astrologi medievali li magnificarono, cosicché essi divennero una superstizione popolare persistente. Il primo passo nell’evoluzione di questa concezione fu fatto più di 4000 anni fa, quando gli scrutatori di stelle babilonesi osservavano la zona circolare attraversata dal sole nel corso dell’anno e la divisero in dodici costellazioni, creando quello che è conosciuto come Zodiaco. A queste dodici suddivisioni vennero associati dei simboli, alcuni dei quali si dicono essere ideogrammi babilonesi dei mesi. Gli astronomi d’Egitto adottarono questo sistema, e la loro vivida immaginazione popolò le costellazioni di geni; in questo modo sorse un simbolismo in cui ciascun gruppo di stelle è paragonato ad un dato animale o carattere umano; questi segni zodiacali sono scolpiti nel muro del tempio di Denderah, sul Nilo, e di simili ne furono trovati da Champollion su sarcofaghi e papiri. Le dodici costellazioni sono enumerate negli antichi versi latini:


Sunta Aries, Gemini, Cancer, Leo, Virgo,
Libraque, Scorpius, Arcitenens, Caper, Amphora, Pisces


E sono pittorescamente catalogati nei versi inglesi:


L’Ariete e il Toro cominciano la fila,
Poi i Gemelli, il Cancro e lo splendido Leone,
La Vergine e la Bilancia,
Scorpione e Sagittario sono attesi,
anche il Capricorno e l’Acquario,
ed i Pesci con le code lucenti.



Il secondo passo fu fatto quando i filosofi, che nell’infanzia della scienza “erano immaginativi quanto i poeti” assunsero l’idea che le sfere celesti esercitassero un’influenza ed un controllo sulla vita terrestre. I germi di questa credenza esistevano già tra molti popoli in tempi assai antichi; lo insegnavano i Caldei e gli Ebrei in cattività adottarono tale convinzione. E nel più antico dei libri poetici esistenti, l’Onnipotente stesso è rappresentato mentre dice a Giobbe:
«Annodi tu i dolci legami delle Pleiadi, o disciogli le fasce di Orione? Puoi tu generare i Mazzaroth nelle loro stagioni? O puoi tu guidare l’Orsa col suo seguito?» (Giobbe XXXVIII, 31).
La parola Mazzaroth significa i segni dello zodiaco.
Ancora, secondo l’ispirata profetessa ebrea Debora, «le stelle nel loro corso combattevano contro Sisera».
Il filosofo greco Democrito (460 a. C.), Platone, Pitagora e la scuola degli stoici, approvavano l’astrologia e la elevavano a pseudo-scienza. L’idea che la vita umana sulla terra ed il destino del buono o del malvagio fossero soggetti ai corpi celesti ed alle loro relative posizioni era corrente nei primi secoli dell’era cristiana; erano in uso comune tavole astronomiche su cui erano segnati i giorni fortunati e sfortunati, e perfino le ore. Su di una pietra tombale eretta nel 364 A. Do. in memoria di un infante chiamato Simplicius (morto il giorno stesso della sua nascita) c’è un’iscrizione che afferma che questo doppio evento avvenne «nella quarta ora della notte e nell’ottava ide di Maggio, il giorno di Saturno, ventesimo giorno della luna, sotto il segno del Capricorno». I dettagli di questo epitaffio sono esposti per giustificare la triste afflizione sofferta dai genitori:


L’Onnipotente saggezza con un Mistico legame
Spande per il mondo una Segreta Simpatia,
Impregnando le cose superiori per dispensare,
Ai corpi inferiori una quotidiana influenza.
Ame, Almanack, 1730.

Con lo scorrere dei secoli, la credenza nell’astrologia si sviluppò velocemente ed esercitò una nefasta influenza sul genere umano, destando allarmanti paure e stravaganti speranze sempre destinate alla delusione; essa tenne l’intelletto in una “triste schiavitù di ignoranza e superstizione”, impedendo la crescita della vera scienza “con l’incessante operare del pregiudizio e la schiavitù di stupidi timori”.
Nel tredicesimo secolo l’astronomia raramente veniva coltivata per suo proprio beneficio, i movimenti della luna e dei pianeti erano studiati col fine di determinare i giorni sacri, e le stelle erano osservate con l’intento di redigere oroscopi. L’astrologia giudiziaria divenne una specie di religione che la Chiesa invano tentava di sopprimere come reliquia del paganesimo. Nel Medio Evo gli astrologi erano personaggi importanti che ricoprivano un’importante posizione nelle corti regali, ducali e repubblicane, e nessuna impresa veniva iniziata prima di averli consultati.
Gli Astrologi erano i successori degli Aruspici romani. Alle università di Padova e Bologna, gli insegnamenti di astrologia erano considerati come necessari alla cultura più evoluta; specialmente i medici coltivavano l’astrologia, e le loro pratiche erano imbevute delle più grossolane superstizioni; l’astrologia era strettamente associata alle altre pseudoscienze, l’alchimia e la magia.
Per molti secoli il sorgere e la posizione delle stelle, le eclissi del sole e della luna, l’apparizione di comete, gli aspetti, congiunzioni ed opposizioni dei pianeti, erano considerati come intimamente correlati alla produzione delle malattie cosi come alla loro guarigione. In particolare si credeva che la luna avesse uno speciale potere su sulle malattie corporali e mentali, così come sul tempo meteorologico e le preoccupazioni minori della vita – una superstizione che ancora indugia anche nelle menti illuminate. La posizione della luna nelle costellazioni determinava il tempo favorevole per comporre ed somministrare medicamenti – una credenza corrente nei tempi più antichi tra le popolazioni anglosassoni. Il Venerabile Beda, riferendosi ai viaggi del Vescovo Giovanni nel 658 A. D. dichiara che questo ecclesiastico visitò una vergine malata nel convento di Wotton, nello Yorkshire, che era in punto di morte. Il vescovo chiese quando la ragazza fosse stata salassata, e, trovando che ciò era avvenuto in quarta luna, disse: «Hai fatto ciò in quarta luna da vero ignorante e dissennato, poiché ricordo l’arcivescovo Teodoro, la cui memoria sia benedetta, che diceva che il salasso era pericoloso quando la luce della luna e la marea dell’oceano sono crescenti».
Sebbene proibita dalle leggi ebraiche, romane e canoniche, l’astrologia fiorì lungo tutto il Medio Evo, e diede un grande impulso allo studio della scienza astronomica. Nel frattempo una nuova concezione si innestava nella pseudo-filosofia; l’universo fisico veniva visto come un essere organizzato provvisto di un’anima ed analogo all’uomo; si credette esistere un’intima correlazione tra l’universo e l’uomo, con l’universo che controllava il destino e l’organismo dell’uomo, e l’uomo che aveva potere sulle leggi fondamentali della natura. In questa connessione entrarono in uso i termini Macrocosmo e Microcosmo, il primo per designare il mondo nella sua interezza, il secondo per indicare il mondo più piccolo all’interno dell’uomo. L’uomo, o microcosmo, era considerato l’epitome fisica e spirituale dell’universo o macrocosmo. Olimpiodoro, della scuola greca di Alessandria, all’incirca nel quarto secolo, scriveva del microcosmo e del macrocosmo, ma la spiegazione più chiara di questa filosofia si trova nell’Epistola di Isis, regina di Egitto e moglie di Osiris, a suo figlio Horus; si tratta di uno degli scritti greco-egizi sull’ ”Arte Sacra”, di autore sconosciuto ed origine oscura. Il passaggio è come segue:
«Hermes chiama uomo il microcosmo perché l’uomo, o piccolo mondo, contiene tutto ciò che è incluso nel macrocosmo, o grande mondo. Così il macrocosmo ha animali piccoli e grandi, sia terrestri che acquatici; l’uomo, d’altro canto, ha pulci e pidocchi, e questi sono animali terrestri; egli ha anche vermi intestinali, e questi sono animali acquatici. Il macrocosmo ha fiumi, sorgenti, e mari, l’uomo ha organi interni, intestini, vene e canali. Il macrocosmo ha animali aerei, l’uomo ha i moscerini ed altri insetti alati. Il macrocosmo ha spiriti volatili come venti, tuoni e saette; l’uomo ha gas interni e pordas di malattie. Il macrocosmo ha due luminari, sole e luna; anche l’uomo ha due luminari, l’occhio destro, rappresentante il sole, e quello sinistro, la luna. Il macrocosmo ha monti e colline; l’uomo ha una testa ed orecchi. Il macrocosmo ha dodici segni dello zodiaco, ed anche l’uomo, dal lobo degli orecchi fino ai piedi, che sono chiamati pesci».
La datazione di questo scritto non è certamente conosciuta, ma siamo approssimativamente nel quarto o quinto secolo.


Le espressioni macrocosmo e microcosmo si incontrano costantemente nei lavori medievali astrologici, medici e teosofici. Paracelso pensava che l’uomo fosse un microcosmo in comparazione con la terra, ed un macrocosmo se comparato ad un atomo di materia; la relazione tra essi formava una scienza speciale che Paracelso chiamava Astronomia. Le forze che controllano i due piani sono identiche, ed in entrambi i casi esse possono agire in maniera abnorme, creando disfunzioni; l’uomo può essere colpito da spasmi, edemi, coliche e febbri; la terra può essere colpita da terremoti, rovesci di pioggia, tempeste e fulmini.
L’illustre medico e mistico Robert Fludd, che “non fu un completo ciarlatano”, scrisse diffusamente sul macrocosmo ed il microcosmo (Utriusque cosmi etc. 1617). Poco dopo un altro astrologo e medico inglese, Nicholas Culpeper, espresse la relazione tra i due mondi come segue:
«Esiste una simpatia tra i corpi Celesti e quelli terrestri, che risulterà evidente se consideriamo che l’intera creazione è un corpo unico ed unito dal saggio Iddio con la composizione delle discordanze. Vi sono anche amicizie e inimicizie tra un segno dello zodiaco e l’altro, poiché i segni di fuoco sono contrari a quelli acquatici ed i notturni ai diurni, etc.». (Astrological Judgement of diseases, London 1655).
Jan Baptist Van Helmont, il celebre medico olandese, il teosofo tedesco Jacob Boehme, e molto più tardi Swedembrog, l’apostolo della nuova Gerusalemme, discussero delle mutue influenze del macro e del microcosmo.
Questa “incantata stupefazione della mente”, l’astrologia, è stata largamente tenuta viva, durante gli ultimi quattrocento anni, attraverso la larga diffusione degli almanacchi. Questi utili alleati della vita quotidiana traevano origine dalle tavole preparate dagli astronomi arabi a scopo di calendario, ed attraverso i greci alessandrini divennero conosciuti in Europa. Un almanacco manoscritto compilato nel 1300 da Petrus di Dacia contiene una disomogeneo miscuglio di nonsense astrologici, cronologici e medici.
Dopo l’invenzione della stampa queste effimere pubblicazioni divennero di uso generale, mescolando fin dagli inizi errore e verità: le loro veritiere registrazioni degli eventi memorabili della storia, le loro corrette indicazioni sulle divisioni dell’anno e l’inizio delle stagioni, con l’indicazione dei giorni giusti per le celebrazioni di solennità ecclesiali e penitenziali, avevano come contraltare le mendaci previsioni dei cambiamenti metereologici e le false profezie sulla vita nazionale, cittadina ed individuale.
La stampa degli almanacchi sotto Giacomo I fu monopolizzata dalla corporazione dei librai e dalle università. Nonostante questi rispettabili garanti, gli annuari erano pieni di astrologia e vane superstizioni. In Francia gli almanacchi usciti sotto il nome di Nostradamus (1550-1566) contenevano predizioni politiche che accrescevano immensamente la sua popolarità, ma esercitavano una talmente forte influenza che Enrico III, nel 1579, promulgò un editto proibendo le predizioni astrologiche. Gli almanacchi inglesi, durante la guerra civile di Carlo I, “divennero eminenti per la sfacciata audacia delle loro predizioni astrologiche e la loro determinazione nel perpetuare errori popolari”. Il più famoso astrologo di Inghilterra, William Lilly, mandando alle stampe le sue Efemeridi nel 1644, con le sue predizioni di mostruose inondazioni, prodigiosi naufragi, pestilenze nel bestiame, malattie epidemiche, e giudizi su cose a venire, atterriva le masse credule.
La presunta influenza dei segni zodiacali sulla medicina e sugli atti personali è esposta in un curioso passaggio nell’Husband-man Practice or Prognostication for ever, pubblicato a Londra nel 1664.
«Luna in Cancro, buona per purgare con elettuari; con pillole, luna in Pesci; con pozioni, luna in Vergine. Buona per dare vomito luna in Toro, in Vergine o nella seconda parte del Sagittario; per purgare la testa per starnuti la luna deve essere in Cancro, Leone o Vergine; per fermare flussi e reumi la luna deve essere in Toro, Vergine o Capricorno; fare il bagno quando la luna è in Bilancia, Acquario o Pesci; per tagliare i capelli o la barba la luna deve essere in Bilancia, Sagittario, Acquario o Pesci».

L'influenza dei segni zodiacali sul corpo del cavallo.


L’associazione dell’astrologia con la medicina portò naturalmente all’adozione degli almanacchi come mezzo per pubblicizzare medicine truffaldine; ciò si dice abbia avuto origine con Francis Moore (1), redattore di Vox Stellarum, pubblicato a Londra a partire dal 1698. Ma è un errore, poiché ho trovato una pubblicità farmaceutica nel Merlini Anglici Ephemeris del 1671. Il rimedio miracoloso è chiamato Elixir Proprietatis ed è “composto e venduto all’insegna di Van Helmont in upper Shadwell, Londra”. La pubblicità lo descrive come una “efficace medicina per il controllo dell’intestino, delle febbri putride” ed altre penose malattie.
Per più di duecento anni gli almanacchi sono stati l’efficiente canale per portare all’attenzione di semi-illetterati e completamente creduli di entrambe le sponde dell’Atlantico notizie esagerate di rimedi medici e dei loro sorprendenti poteri curativi. Le Ephemeris di Gadbury per il 1721 ne contengono un buon esempio: «Il Gran Elixir di Squire, o Grande Restaurazione del Mondo, tanto portato sulle ali della fama, per consunzione, infreddature, tossi, … Pleuriti, morbilli, vaiolo, gotta, reumatismi, renella, coliche, svenimenti e imputridimento degli spiriti. Preparato e venduto solo dal Capitano Joseph Bawler, farmacista in Jewin Street. Buono sconto a chi ne acquista dozzine. Si richiede a tutti gli estranei denaro contante».

L'influenza dello zodiaco sulla testa dell'uomo


L’Apollo Anglicana per il 1721 di Richard Saunder, contiene una interessante pubblicità di chiaro valore: «Denti artificiali montati così fermamente da mangiare con essi, e così ben fatti da non essere distinguibili dai naturali; non devono essere tolti ogni notte, come qualcuno falsamente ha suggerito, ma possono essere portati per anni; sono di ornamento alla bocca e di aiuto nel parlare. Di John Watts e Samuel Rutter, operatori, in Fleet Street, Londra».
La ferma presa che questi almanacchi medico-astrologici avevano sulla gente è chiaramente mostrata in una circostanza riportata dal dr. Robert Fletcher nel suo affascinante ed erudito saggio The witches Pharmacopea. Un agiato fattore cui fu prescritto di prendere un purgativo, rifiutò di inghiottirlo perché aveva visto su di un almanacco che il segno zodiacale del mese presiedeva agli intestini, ed egli pensava che ciò, in addizione alla medicina, potesse essere troppo per lui!

La rappresentazione dell'uomo zodiacale da un'edizione del Father Tamany's, almanacco uscito a cavallo tra la fine de XVIII e gli inizi XIX secolo.


La rappresentazione pittorica dell’influenza dello zodiaco sull’anatomia umana era ricorrente fin dalla fine del quindicesimo secolo. Si trova in quella famosa enciclopedia, la Margarita Philosophica di Gregor Reisch, pubblicata ad Heidelberg nel 1496. Nell’edizione del 1504 i segni dello zodiaco sono in parte sovrapposti al corpo dell’uomo ed in parte piazzati intorno a lui (2); il disegno è piacevolmente descritto da Robert Southey in The Doctor: «Quest’uomo sta nudo ma non vergognoso sopra i due Pesci, un piede su ognuno; i pesci non sono né in aria né in acqua, né in terra, ma apparentemente sospesi nel vuoto. L’Ariete è posato con due piedi sulla testa dell’uomo ed da lui parte una freccia che attraversa la fronte dell’uomo fino al cervello. Il Toro è seduto comodamente di traverso al suo collo. I Gemelli fluttuano a cavalcioni un po’ sotto la spalla destra; l’intero tronco è aperto, come se fosse stato sottoposto all’antica odiosa punizione per l’alto tradimento; Il Leone occupa il torace come suo proprio dominio, ed il Cancro è in possesso dell’addome. Il Sagittario, che vola nel vuoto, ha appena lanciato una freccia che è sulla via del braccio destro. Il Capricorno espira fuori da sé una visibile influenza che penetra entrambe le ginocchia; L’Acquario infligge simili punture su entrambe le gambe; la Vergine è come se pescasse negli intestini; la Bilancia nelle parti colpite dai maestri di scuola in collera; lo Scorpione prende la mira più perversa di tutti» (The Doctor, vol iii, p. 112, 1835).

Dall'edizione italiana della Margarita Philosophica del Reisch (Margarita Filosofica, Venezia 1699)


Un’incisione piuttosto simile l’abbiamo in A short Application of Astrology to Medicine di James Sholl, pubblicata a Strasburgo nel 1537 (3). Essa differisce, comunque, da quella nella Margarita Philosophica poiché tutti gli animali e gli oggetti che tipizzano i segni zodiacali sono posti direttamente sul corpo dell’uomo. L’Ariete riposa sulla testa dell’uomo, il Toro è confortevolmente seduto sopra e dietro il collo, i due Gemelli si stanno arrampicando sopra ciascun braccio verso le spalle; il Cancro (così come è disegnato, esso è piuttosto un’aragosta) attacca il suo petto; si è riuscito ad inserire un leone tra la testa della Vergine e l’aragosta, che a turno invade i piatti della Bilancia sotto di lei. Sotto i piatti uno Scorpione sta ottemperando al suo lavoro mortale. Sulla coscia destra dell’uomo un Centauro scocca una freccia nello spazio; un caprone sta balzando da un ginocchio all’altro, ed il suo zoccolo posteriore tocca il ginocchio destro e quello anteriore il sinistro; al di sotto di questo un tritone versa acqua da una giara sui due pesci che giacciono incrociati tra i piedi dell’uomo.