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LE AVVENTURE DEL FILOSOFO SCONOSCIUTO ALLA RICERCA E NELL'INVENZIONE DELLA PIETRA FILOSOFALE - L'APOLOGIA DELLA GRANDE OPERA, introduzione, traduzione e note di Massimo Marra,

Riprende le pubblicazioni la storica Biblioteca Ermetica delle Edizioni Mediterranee, probabilmente la più vasta e longeva collana editoriale dedicata all’alchimia ed alla tradizione ermetica, attiva dagli anni ’70, gestita dapprima da Stefano Andreani e successivamente, sino alla prematura scomparsa avvenuta nel 2005, da Paolo Lucarelli.
Nel corso dei suoi decenni di attività, la collana, ha svolto una funzione pioneristica fornendo spesso le prime edizioni italiane (al principio fortemente debitrici di quanto in quegli anni usciva in Francia) di una larga messe di testi della tradizione alchemica.
Il nuovo progetto, la Nuova Biblioteca Ermetica, per l’appunto, nell’ereditare il progetto della collana precedente, prende le mosse da un presupposto di ancor maggiore attenzione critica (oggi consentito, del resto, dall’avanzamento degli studia nel campo della ricca tradizione testuale ermetica) e di un maggiore rigore filologico.
Ad aprire la collana un piccolo gioiello dell’alchimia barocca, la prima edizione di Les Aventures du philosophe inconnu (1646) del vescovo ed alchimista Jean-Albert Belin (1610-1677), figura complessa se mai ve ne furono, che alla produzione pastorale e teologica che egli firmava coerentemente alle normali preoccupazioni della sua funzione, non disdegnava di affiancare, in forma anonima e talvolta firmando con le sole iniziali, trattatelli di cui era evidente la matrice ermetica e paracelsiana (come il Traité des Talismans ou Figures Astrales del 1658, o La Poudre de Sympathie Iustifiée, sempre uscito nel 1658, un pamphlet dedicato alla polvere di simpatia, il magico medicamento al tempo assai in voga nel dibattito culturale).
Le Avventure del filosofo sconosciuto sono la prima opera di Belin, e narrano le vicende di un giovane che si innamora della ricerca della pietra filosofale e parte in un viaggio nel corso del quale egli incontrerà una varia e nutrita schiera di ciurmatori, imbroglioni, personaggi strampalati e poco raccomandabili. Dapprima una orrenda vecchia attenterà alle sue virtù promettendogli in cambio il miraggio di una presunta conoscenza segreta, poi un’assemblea di ridicoli e falsi filosofi ognuno dei quali ritiene di ravvisare la materia dell’Opera in una diversa sostanza (ivi incluse l’orina, lo sputo e gli escrementi), presenteranno allo stupefatto protagonista l’occasione per una serie rocambolesca di avventure, fughe ed incontri; sono questi solo alcuni tra i variegati personaggi che lo scritto di questo curioso e complesso alchimista benedettino, non senza una talvolta acuta e sferzante vena satirica, presenta all’attenzione del lettore. Sfinito dalle mille avventure di una ricerca infruttuosa, alla fine sarà la Sapienza stessa, sotto le apparenze di una avvenente ninfa che gli appare in un bosco, a trasmettergli il lac sapientiae, il latte della conoscenza, allattandolo amorevolmente col suo seno generoso e rivelandogli infine, in tre discorsi (che costituiscono l’ossatura teoretica paracelsiana dell’alchimia di Belin) i segreti autentici della pietra filosofale
In appendice è stata aggiunta la prima edizione italiana de l’Apologie du Grand Oeuvre (1659), l’operetta che forse meglio di ogni altra rende conto dell’ideologia alchemica di Jean-Albert Belin, in cui Crisopea e Cristianesimo si fondono divenendo l’una il riflesso dell’altro, in un’analogia ed omologia profonde tra la rigenerazione microcosmica propiziata dal Lapis e la salvazione universale mediata dal Cristo; in questa chiave Belin si inserisce in una ricca tradizione testuale che, prendendo le mosse dalla trattatistica medievale, attraverso l’intensa religiosità della scuola paracelsiana, si esprimerà in maniera sempre più compiuta sino ad autori come Pierre Jean Fabre (1588-1658).


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