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Anonimo, Aelia Lelia Crispis

Pagina on-Line dal 07/04/2012

Ultimo aggiornamento 05/05/2012


Il famoso Enigma Bolognese è riportato su di una epigrafe conservata al museo archeologico di Bologna, copia di una più antica epigrafe oggi perduta. Il breve testo epigrafico ha affascinato, secondo quanto riporta Jung in Misterium Coniunctionis almeno una quarantina di commentatori. Jung, che si sofferma sull'interpretazione alchemica data da Maier e dal Barnaud, considera tuttavia l'epigrafe un semplice tiro burlone che avrebbe catturato l'attenzione di alchimisti sempliciotti. La lettura del bellissimo testo, tuttavia, ci suggerisce la convinzione contraria. Una traduzione italiana, tra le più recenti, è quella uscita in Archivio dell'Unicorno 1, Arché, Milano 1976, cui segue la ripubblicazione (con una foto dell'epigrafe) nel bellissimo lavoro di Mino Gabriele Enigmi e liriche d'alchimia tratti da antichi codici in Conoscenza Religiosa n°1, 1980. Il Gabriele riprende il testo anche nel più recente Exaltatio essentiae, Essentia Exaltata (Pacini, 1999). Ai testi citati rimandiamo per ogni ulteriore approfondimento.

Wikipedia dedica una pagina all'epigrafe bolognese:

http://it.wikipedia.org/wiki/Pietra_di_Bologna

Un interessante approfondimento, cui rimandiamo senz'altro il lettore, è quello curato da Claudio Lanzi:

http://www.simmetria.org/simmetrianew/contenuti/articoli/82-simbolismo-alchimia-ermetismo/733-la-pietra-ermetica-di-bologna-aelia-laelia-crispis-di-claudio-lanzi.html

Massimo Marra
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D. M.
Aelia Laelia crispis
Nec vir nec mulier nec androgyna
Nec puella nec iuvenis nec anus
Nec casta nec meretrix nec pudica
Sed omnia
Sublata
Neque fame neque ferro neque veneno
Sed omnibus
Nec coelo nec aquis nec terris
Sed ubique
iacet
Lucius Agatho Priscius
Nec maritus nec amator nec necessarius
Neque moerens neque gaudens neque flens
Hanc
Nec molem nec pyramidem nec sepulcrum
Sed omnia
Scit et nescit cui posuerit.

Agli Dei Mani
Elia Lelia dai capelli crespi
Né uomo né donna né androgine
Né fanciulla né giovane né vecchia
Né casta né meretrice né pudica
Ma tutto questo
Morta
Non di fame non per ferro non di veleno
Ma di tutto questo
giace
Non in cielo non in acqua non in terra
Ma ovunque
Lucio Agatone Prisco
Né marito né amante né parente
Né dolendosi né rallegrandosi né piangendo
Pose questa
Che non è lapide né piramide né sepolcro
Ma tutte queste cose
Sapendo e non sapendo a chi la dedicava.


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