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Venceslaus Lavinius, Trattato del Cielo Terrestre di Venceslao Lavinio di Moravia (traduzione di Massimo Marra)

La presente traduzione è condotta sul testo francese contenuto in Jean Maugin de Richenbourg, Bibliotheque des philosophes chimiques. Nouvelle edition, revûë, corrigée et augmentée de plusieurs philosophes, avec des Figures & des Notes pour faciliter l'intelligence de leur Doctrine. Par Monseiur J.M.D.R. André Cailleau, Paris. 1740-54. 4 volumes. Il testo del trattato di Venceslao Lavinio di Moravia è contenuto nel quarto volume.
Il Ferguson (Bibliotheca Chemica, 1954, vol. 2, p. 11), nel ricordare la citazione di Lenglet-Dufresnoy che nella sua Histoire de la Philosophie Hermetique (1742, vol I), definisce "molto stimato" il trattatello di Venceslao, ci informa che questo artista, originario della Moravia, studiò in diverse università estere, soggiornando a Parigi, e che ritornò al suo paese in possesso della pietra filosofale "che pare avesse il segreto di fabbricare". Il Ferguson cita anche una nota di Oswald Crollius (circa 1560 - circa 1609) al soprintendente di non meglio specificate miniere Franz Kretschmer, in cui il medico ed alchimista paracelsano tedesco afferma di aver visto la polvere rossa in questione, e, sebbene egli avesse conosciuto ed avesse anzi familiarità con il moravo durante il suo soggiorno francese, afferma di avere dei dubbi sul fatto che Venceslas fosse effettivamente in grado di trasmutare i metalli.
Nonostante la quasi assoluta mancanza di dati biografici rilevanti su questo alchimista, il Trattato del Cielo terrestre è un testo assai noto e citato dalla letteratura alchemica successiva. Esso appare per la prima volta in latino nel 1612 in Cheiragogia heliana de auro philosophico necdum cognito: unde juxta facile percipi potest tum opus universalissimum totius monarchiae chymicae ... tum omnes in suo quique genere universales ejusdem regni mineralis lapides ... cujus author, Nicolaus Niger Hapelius, anagrammatizomenos. Accessit Tractatus Venceslai Lavinii, Moravi, De coelo terrestri, &c (Marpurgi Cattorum: ex officina Rudolphi Hutvvelckeri, 1612), opera di Raphael Eglinus Iconius (1559-1622) il teologo protestante e bruniano autore di diverse pubblicazioni a carattere alchemico, su cui ci siamo già altrove soffermati (1). Il testo fu in seguito inserito nel Theatrum chemicum, præcipuos selectorum auctorum tractatus de chemiæ et lapidis philosophici antiquitate, veritate, iure, præstantia et operationibus, continens... Volumes I-IV:- Zetzner, Ursel. 1602 (e successiva ristampa 1613), in cui il Tractatus de Coelo terrestri si trova a pagina 288 del IV volume.

Massimo Marra ©, tutti i diritti riservati, riproduzione vietata con qualsiasi mezzo e per qualsiasi fine.

(1) Vedi, su questo stesso sito, l'edizione di M. Marra, M. Brindisi, GLI AFORISMI BASILIANI DI EGLINUS ICONIUS (ANGELUS MEDICUS): simbolismo ermetico ed influenze paracelsane in un testo alchemico seicentesco.

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TRATTATO DEL CIELO TERRESTRE DI VENCESLAO LAVINIO DI MORAVIA.

Traduzione di Massimo Marra ©, tutti i diritti riservati, riproduzione vietata con qualsiasi mezzo e per qualsiasi fine.

C'è un solo spirito corporale che la natura ha creato in origine, che è comune e nascosto e che è il balsamo prezioso della vita, che conserva ciò che è puro e buono e distrugge ciò che è impuro e cattivo. Questo spirito è fine ed inizio di ogni creatura, triplo in sostanza, poiché è composto di sale, zolfo e mercurio o acqua pura che dall'alto coagula, unisce, assembla ed irrora tutti i luoghi in basso con una siccità untuosa ed umida.
Esso è proprio e disposto a ricevere qualunque forma e figura vi sia. Non vi è che l'arte che, con l'aiuto e la mediazione della natura, lo renda visibile ai nostri occhi. Esso cela e nasconde, nel suo ventre, una forza ed una virtù infinite, perché è cosa piena e ricolma delle proprietà del cielo e della terra. Esso è ermafrodito e fa crescere tutte le cose, mescolandovisi indifferentemente, poiché racchiude in sé tutti i semi del globo etereo. Poiché è pieno di un fuoco sottile e potente e, discendendo dal cielo, influisce ed imprime la sua forza sui corpi della terra; ed il suo ventre che è poroso e tutto pieno d'ardore, è il padre di ogni cosa. Allora questo ventre si riempie di un altro fuoco vaporoso e, senza cessa, riceve il suo alimento dall'umore radicale che, in questo vasto corpo, si riveste del corpo dell'acqua minerale, cosa che fa attraverso la concozione del suo caldo fuoco.
Quest'acqua, che può essere coagulata e che genera tutte le cose, diviene una terra pura che, con saldo legame, trattiene chiusa in sé la virtù dei più alti cieli; e poiché, in questa stessa terra, essa è unita e congiunta col cielo, io gli dò questo bel nome di cielo terrestre.
Come al principio la natura prima si servì della separazione per ornare ed organizzare la massa che era in disordine e confusione, così l'arte, che ama la perfezione, deve imitare la natura. La natura elimina l'escremento sostanziale o attraverso un limo terrestre che essa converte in acqua, o per adustione.
L'arte si serve di lavaggio e digestione, sia per acqua che per fuoco, e separa le lordure e le impurità purificando e pulendo l'anima da ogni vizio. Colui, dunque, che conosce la maniera di servirsi dell'acqua e del fuoco, conosce l'autentico cammino che conduce ai più alti segreti della natura.
L'acqua, questo grande corpo, questa prima creatura di Dio, fu, al principio, riempita di spirito, e possiede ogni sorta di forma in seme; e, vivificandole col movimento, essa anima e produce tutte le cose nella luce del cielo e della terra. L'acqua è la nutrice di tutto ciò che vive in questi due luoghi: nella terra è un vapore, mentre nei cieli è propriamente un fuoco, triplo in sostanza e prima materia, perché, di tre in tre, tutti i corpi procedono e si allontanano dalla natura. Essa contiene un balsamo che ha per padre il sole e per madre la luna. Attraverso l'aria, essa germina nei luoghi bassi e cerca i luoghi alti e molto elevati. La terra la nutre nel suo ventre caldo, ed è causa di ogni perfezione.
Il Grande Dio, che dona la vita a tutto, ha stabilito due rimedi per gli spiriti e per i corpi, vale a dire due cose che li puliscono e li purificano dalle loro impurità. E questa è la causa per cui la corruzione si dispone e tende ad una nuova via. I metalli contengono in sé queste due cose, e queste due cose sono causa di riparazione e partecipano e della terra e del cielo, affinché uniscano e leghino insieme le due estremità. È per questo che queste due cose sono discese sulla terra dal cielo, ed in seguito ritornano al cielo, affinché facciano apparire la loro potenza nella terra. Allo stesso modo in cui il sole dissipa le nubi ed illumina la terra, così questo spirito, essendo in tal modo preparato e separato dalle sue nubi, illumina tutto ciò che è oscuro.
In questo spirito bisogna considerare due forme, nel suo succo e nel suo veleno. Il suo succo è doppio, e conserva tutti i corpi con un sale amaro; il suo veleno, che parimenti è doppio, li consuma e li distrugge. Queste sono le facoltà racchiuse nel limbo e nel caos, che ha i medesimi effetti quando lo si trae dalla terra. Ma, quando è preparato attraverso la separazione del buono dal cattivo, essa mostra la sua forza e potenza sui perfetti e sugli imperfetti.
Io abito nelle montagne e nella pianura. Sono padre prima d'essere figlio. Ho generato mia madre e mia madre o mio padre mi hanno portato nella loro matrice, generandomi senza aver bisogno di nutrice. Sono ermafrodito e posseggo le due nature. Sono vittorioso su tutti i forti e sono vinto dai deboli e piccoli. Nulla si trova sotto il cielo di così bello né che abbia figura tanto perfetta.
Nasce da me un uccello mirabile, che dalle sue ossa, che sono le mie ossa, si fa un piccolo nido, dove volando senz'ali, si rivivifica morendo; e sorpassando l'arte le leggi della natura, egli è infine cambiato in un re che sorpassa infinitamente in virtù gli altri sei.
Ecco, attraverso l'arte del saggio, il vero miracolo del cielo terrestre.


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