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Albert Poisson - L'Iniziazione alchemica (1900). Pref. di Marc Haven - introduzione e traduzione di Massimo Marra

Pagina on-line dal 13/04/2012


Un celebre ritratto del giovane Albert Poisson in laboratorio.

La biografia di Albert Poisson sembra scritta a bella posta per rispettare i topoi romantici dello sfortunato ma fedele figlio della Scienza, dell'alchimista che, rapito dalla sua Arte in tenera età, appena tredicenne, vi consacra senza tentennamenti la sua breve ma laboriosissima vita, per finire stroncato ancor giovane dall'improvvido destino di una malattia subitanea e crudele. Albert Poisson (1869-1894) (1), giovane studioso di alchimia, nei laboriosi pomeriggi chimico nel laboratorio della Facoltà di Medicina di Parigi, frequentatore assiduo ed infaticabile delle collezioni antiche e manoscritte delle biblioteche parigine, lasciò, nonostante la giovinezza e la relativa brevità della sua militanza occultista - morì venticinquenne per la tisi contratta durante il servizio militare - una traccia indelebile ed un ricordo vivissimo nel milieu degli esoteristi francesi.
Studente di Medicina a Parigi, martinista col grado di Superiore Incognito, redattore de l'Initiation di Papus con lo pseudonimo di Philophotes e poi collaboratore di Le voile d'Isis (3), Poisson collaborò anche a riviste di stampo scientifico, come la Revue Scientifique, su cui pubblicò dapprima, in collaborazione con l'accademico Hallopeau, un saggio su Les "essays" de Jean Rey (n°11, tomo XLVI, 13 settembre 1890, pp. 332-338) e, successivamente, una traduzione commentata del "libro dei Fuochi" di Marcus Graecus (n° 15, tomo XLVII, 11 aprile 1891, pp. 457-462). Tra le sue opere, assai famose ed ancora oggi ristampate, ricordiamo Théories et symboles des alchimistes: le grand-oeuvre; suivi d'un essai sur la bibliographie alchimique du XIXe siècle (Paris, Charcognac 1891), e la monografia Nicolas Flamel: sa vie - ses fondations - ses oeuvres (Paris, Charcognac 1893), entrambi parte di un progetto di Enciclopedie alchimique in ventuno volumi rimasto incompiuto. Assai note e diffuse sono le sue traduzioni francesi di opere classiche di alchimia: Cinq traités d'alchimie des plus grands philosophes: Paracelse, Albert le Grand, Roger Bacon, etc. / trad. du latin par Albert Poisson (Paris, Charcognac 1893), Roger Bacon: Lettres sur les prodiges de la nature et de l'art, traduites et commentées par Albert Poisson (Paris, Chamuel 1893), Miroir d'alchimie / Roger Bacon. Le composé des composés / Albert le Grand; textes traduit du latin en français par Albert Poisson (pubblicazione postuma, Milano, Arché 1974), Le chemin du chemin / Arnauld de Villeneuve. La clavicule/ Raymond Lulle; textes trad. du latin en français par Albert Poisson (pubbl. postuma, Milano, Arché 1974, Paracelso. Le Trésor des trésors, (Paris, ed. Traditionelles, 1969).
Poisson emerge nell'ambito di quella giovane generazione di poeti, artisti e studiosi indocili ma fedeli figli della borghesia positivista, il cui ritratto è tratteggiato da Victor-Émile Michelet in Les compagnons de la hiérophanie (1937). L'ambiente è quello che si ritrova alla libreria di Lucien Machuel (che si firmava con l'angelico anagramma Chamuel, ed animava la famosa Librairie du merveilleux) o in quella di Edmond Bailly, la Librairie de l'Art indépendant; è lo stesso milieu da cui emergono ritratti letterari del decadentismo e del simbolismo, come Péladan e Villiers de l'Isle Adam. Proprio il libro di Michelet dedica un corto capitolo a Poisson, senza peraltro definire notizie biografiche precise. Nulla sappiamo dei maestri che guidarono il giovane Poisson alla scoperta dei classici dell'ermetismo. Tuttavia dalle note di Michelet traiamo la notizia che anche Poisson, come Papus, Guaita, Marc Haven, e Michelet stesso, appartenne a quel "cenacolo" che soleva raccogliersi intorno alla misteriosa figura di Rémi Pierret, il portiere e ciabattino, massone ed ermetista, la cui ricca biblioteca ermetica, e, probabilmente, il cui insegnamento, doveva poi passare ad alcuni di quella prima giovane generazione di neo-martinisti ed esoteristi:

«È Poisson che scoprì Rémi Pierret? In ogni caso, egli fu uno dei visitatori familiari di questo curioso uomo. Sulla collina di Ménilmontant, il buon Rémi Pierret era custode di una casa che non sembrava certamente lussuosa. Egli era di mestiere ciabattino. Senza dubbio fu egli da voi benedetto, oh umile calzolaio Jacob Böhme! Ora, nella sua portineria, confinante con le placche di cuoio e le scarpe rattoppate, copriva i muri una delle più belle biblioteche d'alchimia del XIX secolo. Per quale prodigio l'amore commovente dell'umile "ciabattino" aveva riunito le opere dei Filosofi del Fuoco? Come questo portinaio era stato afferrato dalla passione dell'arte di Ermete? Lo spirito soffia dove vuole. Coloro che devono discendere alle cripte ove divampa attraverso i veli la conoscenza arcana sono predestinato. Essi nascono ugualmente nel palazzo e nella stamberga. Non aver frequentato le scuole è una fortuna. Rémi Pierret non aveva dovuto, come noi, fare lo sforzo di rigettare i luoghi comuni che vi si insegnano. Nella sua angusta portineria dagli odori coriacei, io mi sono seduto vicino al piede di ferro accanto ad Albert Poisson, Guaita, Marc Haven, e discorrevamo con l'amichevole ciabattino come con un buon compagno di studi. Il povero Rémi Pierret ebbe il dolore d'essere costretto a vendere i suoi cari libri. Egli se ne disfece poco a poco, col cuore gonfio. La maggior parte se ne andarono in casa di Guaita e di Papus....» (2)

Poisson cita una sola volta Pierret, nel suo Nicolas Flamel, dove egli definisce il maestro massone come "l'ultimo degli alchimisti parigini" (p. 132). Tuttavia una labile testimonianza dell'interesse ermetico di Pierret e dei suoi studi ci perviene da tre manoscritti della Wellcome Library (il ms. 4934, il ms. 2383 ed il 2382) che contengono brani di pugno di Pierret (il 2382 ed il 2383 - che riporta la data del 1883 di pugno del Pierret - contengono anche annotazioni di mano di Poisson). Le schede della Wellcome ci forniscono anche il nome completo e la data di nascita e di morte del nostro alchimista-ciabattino: Rémi Louis François Pierret (1820-1893) (3).
Indipendentemente dalle fonti e dai probabili maestri della sua scienza ermetica, si può affermare senz'altro che, nonostante la sua vita assai breve, Philophotes, attento cultore dell'alchimia classica, fu presenza assai forte ed influente nel milieu esoterico francese a cavallo tra '800 e '900, segnando con i suoi studi sull'alchimia una intera generazione di esoteristi francesi. François Jollivet-Castellot (o anche Jollivet-Castelot, 1874-1937), militante comunista eretico, martinista ed allievo di Papus e Stanislas de Guaita, fondatore della Société Alchimique de France e propagatore infaticabile della sua Hyperchimie (4), cita in continuazione Poisson, di cui si sente in qualche modo erede, ed a cui dedica il suo Comment on devient alchimiste (Chamuel, Paris 1897) basato sulle lame dei tarocchi. Ecco la dedica:

«Questo libro è rispettosamente e fraternamente dedicato alla memoria di Albert Poisson, il rinnovatore dell'alchimia. Il vostro Spirito è entrato nell'Immortalità, Maestro Venerabile - e i vostri profondi e coscienziosi lavori ispirano oggi la scienza rigenerata. Sul frontone di quest'opera: La Rinascenza alchemica - che ci è dato di proseguire dopo di voi, ispirandoci alle vostre idee - è superbamente inciso il Vostro Nome.
Fondatore della Societé Hermetique, voi dirigevate questa corrente magica della Tradizione; noi non abbandoneremo questo impegno ingrato, ma fecondo. I vostri pii amici vi si sono consacrati, fedeli al vostro desiderio: Il dottor Papus (G. Encausse) e Marc Haven (Lalande), poi F. Ch. Barlet, Stanislas de Guaita, Paul Sédir, ed io ancora, il vostro umile discepolo.
Questo libro espone, e talora sviluppa, comparativamente alla Scienza attuale, gli Insegnamenti, i pensieri che furono i vostri.
Collegato alla vostra extra-terrestre Gloria attraverso il Canale Occulto - io vi ho considerato, durante l'elaborazione di queste pagine, come il mio prezioso ispiratore.
Non sarebbe dunque che cosa giusta il dedicarvi questo modesto trattato di Arte Spagirica, per quanto imperfetto sia; e ciò mi dà anche un piacere: l'omaggio di una vera orazione, che qui di seguito formulo:
Possa la vostra Influenza di Grande Iniziato dedicarsi, dal luogo in cui risplende la vostra Anima Pura, alla diffusione delle Idee esposte in questo volume, le quali, in difetto d'altro valore, possiedono quello - oggi forse raro - d'essere state meditate con una piena sincerità, proiettandosi verso il Vero Assoluto. Ve ne chiamo a testimone.
F. Jollivet Castellot.» (F. Jollivet-Castelot, Comme on devient alchimiste, cit, pp. 3-4).

L'alchimia che il martinista Jollivet - Castellot eredita da Poisson può essere compresa più agevolmente proprio dalle tredici lettere che presentiamo in questa sede. Come nota anche Richard Caron (5), l'alchimia che emerge dalle lettere di Poisson, fa un chiaro riferimento allo studio del magnetismo animale, attraverso la cui scienza si manipolerebbero i fluidi invisibili coinvolti nella confezione della Pietra. Del pari, lo stesso magnetismo animale è solo una parte del percorso per il perfezionamento della magia cerimoniale, per il dominio di un'astrale popolato dalle entità elementali la cui amistà è parte della conquista del mago. Si tratta, dunque, di un'alchimia in cui il dato alchemico operativo propriamente detto, che pure non appare assente, cede il passo agli studi più propriamente magici tipici del milieu martinista e della magia cerimoniale in esso diffusa. È il milieu nell'ambito del quale attecchirà anche la magia sexualis della Hermetic Brotherhood of Luxor propagata, nella Francia occultista, da quel vero e proprio personaggio chiave dell'occultismo a cavallo tra i due secoli, che fu F. Ch. Barlet, al secolo Albert Faucheux.
Eppure l'operazione analogica in laboratorio si presenta, nell'alchimia proposta dal Poisson, così come nella Hyperchimie di Jollivet-Castellot, un passaggio essenziale. Essa diverrà, anzi, ancor più centrale nell'opera della Société Alchimique de France, che a lungo sottoporrà i suoi lavori al vaglio di chimici di fama. Il dialogo tra il sogno alchemico e le meraviglie della chimica moderna, che per gli alchimisti francesi della Belle Epoque si sostanzia nelle prolusioni di Tifferau davanti all'Accademia delle Scienze di Parigi (6).
L'alchimista moderno doveva, evidentemente, seguire alla lettera l'accorato consiglio del misterioso Cyliani e del suo Hermes Dévoilé (1832):

«Consiglierei anche alle persone che vorranno assolutamente mettersi alla ricerca della pietra filosofale, di non dedicarvisi che dopo aver seguito diversi corsi di chimica ed aver appreso a manipolare. Checché ne dicano molti autori, se non avessi avuto in chimica le conoscenze che possiedo, non sarei mai pervenuto al successo» (7).

Citato da Fulcanelli - che lo corregge in alcuni passi a proposito di Flamel - e nuovamente citato da Canseliet come "l'ammirevole Albert Poisson", il giovane martinista parigino è l'elemento centrale, insieme a pochi altri occultisti (tra cui spicca la figura di Grillot de Givry) della ripresa degli studia alchemici propriamente detti nel milieu della renaissance occultiste della Parigi fin de siècle.
La corrispondenza alchemica che traduciamo di seguito, ha già avuto un'edizione italiana, da tempo esaurita (A. Poisson, L'Iniziazione Alchemica, editrice Miriamica, Bari 1991), e fu pubblicata per la prima volta nel 1900, per le edizioni de L'Initiation, col titolo di L'Initiation Alchimique, treize lettres inédites sur la pratique du Grand Oeuvre avec préface du Dr. Marc Haven. La stessa edizione viene riprodotta in appendice ad una recente riedizione (1981) del Nicolas Flamel di Poisson per i tipi della Gutemberg Reprint. Di questa edizione originale, dunque, traduciamo anche la prefazione di Marc Haven, al secolo Emmanuel Lalande (1868-1926?). Anch'egli studente di medicina a Parigi (eserciterà in seguito a Lione, nel suo studio ed all'ospedale Saint-Luc), Lalande, coetaneo ed amico di Poisson, erede, insieme a Papus, della sua biblioteca, fu anch'egli nel Supremo Consiglio dell'Ordine Martinista e poi nel circolo direttivo dell'Ordine cabbalistico della Rosa-Croce di de Guaita (8).

Massimo Marra © - tutti i diritti riservati - riproduzione vietata con qualsiasi mezzo e per qualsiasi fine.

NOTE:


(1) Alcune fonti riportano la datazione della nascita al 1868 (ad esempio è questa la data riportata dal catalogo della BNF), noi ci riferiamo invece alla data riportata da Jean-Pierre Laurant, L'ésoterisme chretién en france au XIX siècle, L'Age d'Homme, Lausanne 1992, p. 158 e p. 181, date confermate anche da Marie France James, Esoterisme, occultisme, Franc Maçonnerie et christianisme aux XIX et XX siècles, Nouvelles Éditions Latines, Paris 1982, p. 214. Tuttavia il balletto delle date, senza che alcuno produca una credibile documentazione, è esasperante. Marc Haven riporta come data di nascita il 1870, mentre Jollivet-Castellot, che redige una biografia dalle pagine dell'Hyperchimie, la rivista della Societé Alchimique, riporterebbe come data di nascita 1970 (cfr. la postfazione di Patrick Bunout alla ristampa anastatica del Nicolas Flamel, sa vie - Ses fondations - Ses oeuvres, suivi de la réimpression du Livre des figures Hiéroglyphiques, Gutemberg Reprints, Alençon 1981). Il terzo volume del Manuel bibliographique des Sciences occultes del Caillet (Dorbon, Paris 1912, p. 303) riporta invece la data di nascita del 1868, ma anticipa quella della morte al 1893.

(2) Cito dalla recente traduzione italiana I compagni della ierofania, a cura di Ovidio La Pera, Libreria Chiari, Firenze 2004, p. 87.

(3) Geneviève Dubois, nel suo noto Fulcanelli devoilé (Dervy, Parigi 1992)¸ considera senza alcun dubbio Poisson come allievo del ciabattino-alchimista Pierret, ricorda come in Le Voile d'Isis, «...Albert Poisson firmò un articolo con lo pseudonimo di Philophotes: L'alchimie à l'Institut, che rendeva conto degli esperimenti effettuati dal chimico americano Carey Lea (Voile d'Isis n° 69). Nel n° 71 della stessa rivista scrisse un articolo sull'alchimia, e nel numero 72 un altro sui sogni profetici. Aveva fondato all'interno del Gruppo Indipendente di Studi esoterici una scuola alchemica basata su esperienze di laboratorio» (cito dall'edizione italiana G. Dubois, Fulcanelli, svelato l'enigma del più famoso alchimista del XX secolo¸ Ed. Mediterranee, Roma 1996, p. 26). L'idea di Poisson come allievo di Pierret viene recentemente ribadita anche in Notes sur l'histoire de l'alchimie en France di Richard Charon, in Esotérisme, gnoses & imaginaire symbolique: mélanges offerts à Antoine Faivre, Peeters Publishers, 2001, p. 21.
Le citate schede dei tre manoscritti della Wellcome Library sono consultabili nel catalogo on-line della biblioteca.
Il catalogo registra anche un altro manoscritto di mano di Poisson (il 3944) proveniente dalla biblioteca del banchiere e teosofo Ljonel Hauser, cominciato, secondo un'annotazione dello stesso Poisson, il 30 marzo 1894 e finito il 18 maggio dello stesso anno: Poisson morirà il 27 giugno successivo.
Il colto banchiere Ljonel Hauser (1868-1958), fu, tra le altre cose, amico, corrispondente e consigliere finanziario di Proust. Di lui ci dà notizia Canseliet in L'alchimie et son Livre Muet, Pauvert, Paris 1986 (tr. it.: Mutus Liber. L'alchimia e il suo Libro Muto, Arkeios, Roma 1995), quando rievoca il periodo giovanile: «... oltre quarant'anni fa, quando visitavamo di frequente il nostro affascinante amico, il banchiere Lionel Hauser. Egli possedeva a Parigi, 92 Rue de la Victorie, una vastissima e importante biblioteca, - a very extensive and important library - secondo gli inglesi, due lustri più tardi, presso i quali questo tesoro doveva essere disperso» (p. 17 dell'ediz. italiana cit.). Una malevola nota dell'egittologa Christiane Desroches Noblecourt, ci rende edotti del fatto, che, intorno alla metà degli anni 10, Hauser si servisse della consulenza di René Schwaller de Lubicz, allora anch'egli militante nelle file della Società Teosofica, per la costituzione della sua Biblioteca ermetica (Cfr. Massimo Marra, R. A. Schwaller de Lubicz: la politica, l'esoterismo, l'egittologia, Mimesis, Milano 2008, p. 37). La biblioteca di Hauser venne messa all'asta da Sotheby nell'aprile del 1934.
Nel Catalogo della Wellcome Library, un'altra scheda è dedicata ad un fondo di corrispondenza olografa di Poisson di argomento alchemico, anch'esso proveniente dalla biblioteca di Hauser (Ms. 3930).
E, sempre dal medesimo fondo del colto teosofo e bibliofilo, un'altra corrispondenza alchemica tra Poisson e Lucien Saint Fargeau (secondo la scheda nato nel 1869) di ben 47 lettere (Ms. 3946).
Altrettanto preziosa è una collezione di appunti, pezzi satirici e bozze di lavori di pugno di Poisson, che attenderebbe un esame approfondito (Ms. 3937).
Ancora, della medesima provenienza (la biblioteca Hauser), vi sono schede relative ad innumerevoli altri manoscritti che qui non citiamo, recanti traduzioni, trascrizioni e note di Poisson, che, da soli, rendono conto di un'attività febbrile del giovane studioso d'ermetismo.

(4) Su Jollivet - Castellot, vedi la sintetica nota biografica di Robert Vanloo in AA. VV., Les marges du christianisme, sectes, dissidences, ésotérisme, sous la direction de Jean-Pierre Chantin, Beauchesne, Paris 2001, pp. 138-139.

(5) Op. Cit., p. 21, nota 28.

(6) Di Tifferau ci siamo già brevemente occupati nella nostra nota introduttiva alla ristampa anastatica di G. Carbonelli, Sulle fonti storiche della chimica e dell'alchimia in Italia, La Finestra, Lavis, 2003, pp. XX-XXII. A partire dal 1853, in sei comunicazioni successive all'Accademia delle Scienze, Tifferau espose il modo con cui, durante il suo soggiorno in Messico, terra in cui era approdato con la sua professione di dagherrotipista, era riuscito a fabbricare l'oro artificiale a partire da una lega di rame e argento sottoposta ad un processo di a lavorazione che utilizzava una soluzione di acido nitrico. Le prolusioni di Tifferau vennero poi raccolte in una pubblicazione: L'or et la transmutation des métaux: mémoires et conférences / par G. Théodore Tiffereau, l'alchimiste du XIXème siècle. Précédées de Paracelse et l'alchimie au XVIème siècle / par M. Franck... (Paris, Charcognac 1889). Pochi decenni dopo, nella Parigi della Belle Epoque, un altro alchimista, poi misteriosamente sparito nel nulla, il Dr. Alphonse Jobert, farà parlare di sé per le sue pubbliche trasmutazioni alchemiche.

(7) Hermès Dévoilé, dédié à la postérité, Locquin, Paris 1832, p.7.

(8) Su Lalande, in seguito divenuto figlio spirituale di Maître Philippe (Philippe Nizier) di cui sposa la figlia, vedi la voce omonima curata da Serge Caillet in AA. VV., Les marges du christianisme, cit., pp. 150-151).

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Albert Poisson
L'INIZIAZIONE ALCHEMICA
Tredici lettere inedite sulla pratica della Grande Opera.
Con una prefazione del Dr. Marc Haven.


Traduzione di Massimo Marra © - tutti i diritti riservati - riproduzione vietata con qualsiasi mezzo e per qualsiasi fine.

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ALBERT POISSON

Il ricordo del nostro amico Poisson è ancora così vivo tra noi, ci pare così probabile vederlo apparire l'indomani, col suo passo calmo, avviluppato nella sua mantellina blu, ci sembra così ovvio che una buona e seria discussione, istruttiva, debba domani ancora una volta vederci riuniti, che proviamo una sorta di stupore nello scrivere la sua biografia, nel pubblicare le sue lettere, nel persuaderci che egli non c'è più, che bisogna parlarne al passato. Del resto, la nostra assoluta convinzione è che il suo spirito, vivente in coloro che lo amarono, rimane presente ed attivo in tutte le manifestazioni di alta scienza in cui la sua personalità si sarebbe affermata, se solo avesse vissuto più a lungo.
La sua morte fu folgorante: il sabato sera egli lavorava ancora, rovistando tra i vecchi manoscritti della Nazionale; la domenica lo portò via. Ma questa brutalità della morte non fu che apparente: se alla vigilia era al suo posto di lavoro, era grazie alla sua mirabile energia. Di settimana in settimana, da un anno, la malattia che lo bruciava si faceva più intensa ed ogni giorno la strada gli era più penosa, nel suo trascinarsi dalla via Saint-Denis alla biblioteca dell'Arsenal o alla Nazionale. Egli arrivava febbricitante, afono, ansimante, tremante per gli incessanti accessi di tosse; ma la sua volontà lo manteneva ala tavolo di lavoro, senza debolezza, tutto il tempo che egli aveva decretato di rimanervi.
Ecco un insegnamento di saggezza ancor più alto delle più belle pagine dei suoi libri: perché il libro non è niente e l'atto è tutto. Poisson sacrificava a dodici anni le sue economie all'acquisto di vecchi libri d'alchimia; a diciotto egli sacrificava una carriera facile in cui non gli sarebbero mancate le protezioni, alla ricerca della pietra, alla via faticosa e scoraggiante del cacciatore di impossibile; a ventiquattro anni egli sacrificava gli ultimi soffi della sua vita a perfezionare l'opera intrapresa e già tanto ampiamente delineata, dando esempio di abnegazione. Quelli che non riconosceranno i suoi titoli, gradi e insegne di Rosa-Croce, non hanno ancora letto il grande libro delle iniziazioni.
Sarebbe inutile ed anche fastidioso stendere qui una biografia dettagliata di Albert Poisson: che nell'anno 1880 egli abbia vissuto a Tolosa o a Parigi, che egli sia entrato al collegio in maggio o in dicembre, ciò poco importa. Ciò che colpirà subito coloro che si interessano alla vita del nostro fratello, sarà il sapere che a tredici anni egli già vegliava presso il proprio athanor acceso, e percorreva le strade, di domenica, alla ricerca di vecchi libri d'alchimia - allora più facili da reperire - o per comprare storte, vetriolo e carbone, cui erano destinati i suoi pochi soldi di studente; già allora fondava con qualche amico, più curioso che serio, delle società ermetiche in cui, sotto il suo controllo e sotto la sua energica autocrazia, si lavorava forse più che in ben altre società fondate da uomini più anziani e titolati di quanto egli non fosse allora. Più tardi, nell'età in cui si ricercano i divertimenti, al vita facile dei caffè e dei circoli, Poisson passava le sue giornate nel laboratorio di chimica della facoltà di Medicina di Parigi, le sue serate nelle biblioteche o fra i suoi confratelli. (1), le sue notti, in gran parte, presso preso in suoi fornelli accessi, a prezzo delle più grandi pene, nella sua vecchia camera di via Saint-Denis. D'estate, a poco a poco, egli andava montando un laboratorio nel sud, di cui sono state conservate diverse fotografie, e che prometteva d'essere, se il tempo glielo avesse permesso, il luogo unico dei suoi lavori ed allo stesso tempo un modello del laboratorio- oratorio alchemico. È a quest'epoca che datano le sue prime opere. Egli pubblica anzitutto la Lettera sui prodigi della natura e dell'arte di Ruggiero Bacone, poi i Cinque trattati d'alchimia, le Teorie e simboli degli alchimisti, ed in ultimo luogo, Nicolas Flamel e l'alchimia al XIV secolo ed il Libro dei fuochi di Marcus Groecus, tutti studi seri, in cui nemmeno una parola è inserita alla leggera e che, tutti, rivelano la somma enorme di conoscenze chimiche, storiche ed ermetiche che Poisson, dalla sua giovinezza, aveva saputo acquisire. Dal fatto che una delle sue opere fosse coronata dall'Académie e presentata dal Prof. Gautier a questa illustre società, non voglio concludere che egli fosse migliore di altri: ma questo omaggio reso dall'alchimista alla scienza ufficiale, nel sottomettergli la propria opera, è il segno di uno spirito in cui non era penetrato l'orgoglio e che rispettava la verità e la scienza ovunque esse si manifestassero.
L'idea dominante di queste opere, ciò che risulta per ogni attento lettore, è:
1 - Che i grimoires degli antichi alchimisti, reputati fantasiosi e mistificatori, sono invece libri seri, comprensibili, il cui linguaggio, per il fatto d'essere misterioso, non è per questo meno preciso, allo stesso modo degli esagoni di Kekulé e delle equazioni chimiche di cui un ignorante potrebbe ridere come di incomprensibili mistificazioni;
2 - Che in questi simboli decifrati e tradotti - geroglifici di un tempo più moderno - nel linguaggio scientifico del tempo, erano presentate nozioni vere sulla materia, sulla sua vita, sulla sua evoluzione, luci inattese sull'armonia delle sfere celesti con gli atomi del nostro mondo, una filosofia scientifica universale, tutte nozioni che la scienza ha perduto, che ignora e che, ciò nonostante, devono servire da base al suo progresso, ad una nuova stagione di scoperte.
Questa coraggiosa decifrazione di territori reputati impenetrabili, aridi, ad forse anche un po' abitati da demoni temibili per la mente umana, fu l'opera di Albert Poisson, e davanti alla sua opera tutti i chimici, tutti gli occultisti si sono inchinati; nessuno ha contraddetto il suo lavoro, tali erano la forza, la verità, la sincerità che vi si percepivano.
Egli voleva aggiungere a queste prime opere ancora numerose pagine: aveva stilato il piano di una enciclopedia alchemica, di storia, pratica, teoria e bibliografia. Ma la morte era in agguato: egli partirà, in perfetta salute, per fare un anno di servizio militare a Sens, dove il sovraffaticamento sterile della caserma lo costringe col tifo in un letto d'ospedale. Egli non si risolleverà che per cadere nuovamente malato, con i polmoni compromessi. Sapendo di essere senza speranza di guarigione, egli accetta la sua sorte da saggio, e non si arresta nel suo lavoro senza tregua che alla vigilia della sua morte.
Abbiamo pubblicato qualche lettera di Albert Poisson indirizzata a M. R., e che figura nelle note della sua corrispondenza alchemica con differenti ermetisti in Francia e all'estero. Queste lettere saranno preziose per i principianti, esse contengono molti insegnamenti pratici e segnalano accuratamente degli scogli da evitare. Speriamo di poter continuare questa pubblicazione e dare così al pubblico, e senza modifiche, gli ultimi manoscritti che Albert Poisson, abbandonandoci, ha lasciato incompiuti. Possano queste pagine dargli dei discepoli, ancora altri amici, e, se il Cielo lo vuole, un successore.

Dr. Marc Haven

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L'INIZIAZIONE ALCHEMICA
Corrispondenza inedita di Albert Poisson al Fr. RBT de St-Dizier, alchimista.


Sens, 4 aprile 1892

Mio caro signore,
Il mio amico e maestro Papus mi trasmette la vostra ultima lettera e mi prega di entrare in corrispondenza con voi, ed io ho colto sollecitamente l'occasione; gli alchimisti sono rari al giorno d'oggi, li si può contare questi coraggiosi ricercatori che, di fronte alla scienza moderna, studiano a rischio di passare per illuminati visionari la vecchia alchimia.
Permettetemi anzitutto di presentarmi. Albert Poisson, studente in medicina, chimico, che sotto il nome di Philophote scrive nell'Initiation e si occupa di alchimia. Ciò che mi ha incantato della vostra lettera è che voi avete perfettamente visto da qual lato bisogna cercare per la grande opera, e cioè dal lato che gli adepti hanno maggiormente cercato di celare nelle loro opere; così io pure vi ho insistito assai poco nella mia opera sulle Théories et Symboles.
La materia, insomma, può variare, e tutti gli alchimisti non hanno lavorato sulla medesima; ma ciò che non cambia è la forza con l'aiuto della quale si mette in opera la materia. Coloro che ne hanno parlato ne hanno detto ben poca cosa, ed hanno inoltre coperto quel poco di allegorie e simboli; la maggior parte non ne fa parola, e lascia i soffiatori ad impegolarsi nei gradi di fuoco di lampada, di fuoco solare, di letame di cavallo etc..
Questa forza, che Paracelso denomina Archeo, i cabalisti la chiamano, con Eliphas Levi, fuoco astrale, gran serpente. Si può trarla dall'atmosfera astrale, dove errano dei germi vitali, embrioni mancati, larve, lemuri, elementali.
Ecco un passaggio tratto dall'introduzione alla filosofia degli antichi che conferma interamente ciò che sto sostenendo.
È nell'aria che si formano gli spiriti vitali degli animali, che traggono forma dalla sua più pura sostanza, la più vicina alla luce.
Poiché la luce, che è il motore generale di ogni cosa, comunica la sua forza motrice a ciò che le è più vicino, ovvero all'aria più pura ed attraverso questa porta poi le sue qualità più favorevoli, come dal centro alla circonferenza per gradi differenti, ai vegetali, agli animali ed ai minerali generati e da generare.
È per questo che molti alchimisti lavoravano sulla seta, sperando in essa di trovare dell'astrale condensato, e non avevano torto; ma, come sapete, la migliore che si possa raccogliere è quella del 21 marzo, inizio dell'anno ermetico.
Ora, per quanto riguarda il proiettare la propria luce astrale, non vi si arriva che attraverso l'addestramento e con lunghi lavori. Se lo desiderate ve lo insegnerò, io stesso ho cominciato, ma è cosa lunga, ed è a malapena che potrò essere pronto, autentico Athanor, per il 21 marzo prossimo.
Spero che entreremo in corrispondenza continua. Siamo così pochi, noi alchimisti, che bisogna aiutarci a vicenda e marciare in battaglione serrato verso la luce.
Caro confratello in Hermes, vi stringo cordialmente la mano.

A. Poisson S. I.


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Sens, 22 aprile 1892.

Caro Signore e Fratello,
La vostra lettera mi ha fatto un gran piacere, e mi metto interamente a vostra disposizione per tutti i chiarimenti di cui avrete bisogno e che sarà in mio potere darvi. L'alchimia è la branca delle scienze occulte che ho scelto per appartarmici, e conosco molto sull'argomento, ma quante più cose mi rimangono da studiare! Fino a nuovo avviso, mi pare che voi possiate tralasciare completamente i vostri studi o letture sullo spiritismo, la magia o la kabala, ma potrete continuare con profitto i vostri lavori sul magnetismo animale e condurli parallelamente ai vostri studi ermetici.
Voi domandate la via che mena all'opera, io non sono un adepto per prendere la parola con autorità professorale, e del resto se anche lo fossi, non ne parlerei affatto: sono semplicemente un amante della Verità, come voi io ricerco la Scienza in se stessa, sono un alchimista, semplicemente e non un adepto. Così vi parlerò come un fratello e mai come un professore; unendo ciò che sappiamo, ognuno da parte sua, entrambi arriveremo più facilmente.
Non so se avete per le mani la mia opera Théories et Symboles des Alchimistes (in vendita alla librairie du Merveilleux), ma noterete che, nella parte che tratta della Grande Opera, non ho trattato che la parte materiale, non indicando che vagamente la parte spirituale senza la quale nulla si può compiere. Bene! questa parte segreta ed esoterica, se lo vorrete, la studieremo insieme.
Quale che sia la materia che si scelga per l'opera, bisogna animare questa materia. Ecco ciò che so. Ora, la materia, racchiude in sé questa vita, o bisogna piuttosto farle subire una preparazione speciale? Ecco ciò che ignoro. Ma come arrivare a proiettare il suo fluido astrale? È questa la questione. Alcune persone hanno la facoltà incosciente di proiettarla e di produrre così dei fenomeni più o meno bizzarri: sono i medium. Ma, generalmente, questa facoltà non esiste presso i comuni mortali; ciò nonostante la si può acquisire poco a poco attraverso l'allenamento; i fachiri in India, i marabutti dell'oriente musulmano, vi arrivano attraverso la preghiera e il digiuno. Il metodo che io vi propongo è più lungo: esso consiste anzitutto nello sviluppare la volontà; perciò bisogna sopprimere le abitudini inutili che fanno di voi il loro schiavo, come ad esempio il tabacco, o l'uso di alcool al di fuori dei pasti. Se avete qualche debolezza, lottate fino a quando non avrete ottenuta la vittoria: in una parola io vi domando in ogni istante una lotta contro voi stesso; bisogna che la vostra anima, la vostra volontà, arrivi a dominare completamente il vostro corpo, a farne un docile strumento. In una prossima lettera, se ciò vi interessa, continueremo questo discorso.
Caro fratello, vi stringo la mano nell'attesa della vostra prossima lettera.

A. Poisson S. I.


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Sens, 11 maggio 1892.

Mio caro signore,
Attendevo la vostra lettera già da qualche giorno; non ricevendo risposta ero inquieto, quando domenica scorsa Papus, che ho visto a Parigi, mi ha spiegato perché non mi avevate risposto. Ho dunque pazientato. La vostra ultima lettera mi ha fatto molto piacere, e vedo che a parte qualche dettaglio voi fate studi eccellenti assai ortodossi, che vi condurranno certamente ad un risultato.
Il magnetismo vi servirà in effetti ad abituarvi alla manipolazione dei fluidi, e quando sarete un buon magnetizzatore, allora vi fortificherete nella magia cerimoniale.
È allora che, sapendo riconoscere, condensare, dirigere i fluidi vitali dell'uomo (fluido astrale), i fluidi ancora poco conosciuti che circolano nell'atmosfera che ci circonda, possederete il segreto dei filosofi, e potrete preparare il e lo dei filosofi che non sono quelli morti, e che racchiudono in loro la vita. Ma prima che avvenga ciò, quali disillusioni, quante esperienze deludenti! Avrete, fratello, mio, da lottare contro la vita, contro i vostri parenti, contro l'inerzia della materia, contro voi stesso, ed anche contro i popoli invisibili dell'Astrale che cercano di difendere i loro segreti tesori dagli adepti. Che l'amore della Santa Scienza vi sostenga, guardate ai grandi esempi che vi hanno lasciato i N. Flamel, i Lullo, i Filalete, pensate infine che voi non siete solo e che esistono ancora per il mondo dei figli di Hermes che soffrono le vostre medesime pene e che potete contarmi nel novero. Una sola cosa mi favorisce, una grande attitudine per lo studio di queste scienze.
Ciò che mi dite delle vostre preghiere cantate è assai buono, bisogna che vi abituate a comporre voi stesso le vostre preghiere, ed al bisogno ad improvvisarle, a mescolarle a meditazioni di un quarto d'ora su di un testo mistico o cabalistico di vostra scelta. La preghiera è indispensabile all'alchimista; non dimentichiamo che uno dei motti preferiti degli adepti del Medio Evo era il seguente: «Leggi, leggi, leggi e rileggi, lavora, prega e troverai».
Nella preghiera bisogna isolarsi il più possibile dal mondo esteriore, al bisogno tapparsi le orecchie e chiudere gli occhi. Si rientra completamente in se stessi. Nel pregare, vi consiglio anche di girarvi verso oriente. Attraverso la preghiera, il lavoro magico e la lettura dei filosofi voi arriverete; per lavoro magico intendo lo studio del magnetismo nel senso indicato al principio di questa lettera. Guardatevi dalle evocazioni magiche, esse sono sempre pericolose e gli esseri evocati sono generalmente ingannatori. Mi parlate della mia opera Théorie et Symboles, ed avrete potuto notare che vi è una grande lacuna; piuttosto che esporre interamente l'ermetismo ho preferito tacere, ne dico abbastanza per interessare vivamente il curioso ed attirarlo, ma non abbastanza, tuttavia, per metterlo in seguito sulla via. Quali sono le altre opere sull'alchimia che studiate?
Nell'attesa di una vostra risposta, caro fratello, vi stringo cordialmente la mano.
A Poisson.


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Sens, 22 maggio 1892.

Caro Fratello,
Vi avevo domandato quali erano i volumi che possedete per sapere quali autori vi guidano. Il Trattato della chimica ermetica è eccellente ed è uno dei più rari, ma non è sufficiente, tutti gli adepti consigliano di leggere più autori possibile, perché ciò che uno nasconde, l'altro rivela, e completando l'uno con l'altro si può arrivare alla verità. Vi consiglierei dunque vivamente di procuravi anzitutto il libro di Figuier, L'Alchimie et les Alchimistes.
Dal punto di vista ermetico, l'autore è nullo, ma il libro vi sarà utile per le citazioni che contiene e per la Storia delle trasmutazioni celebri che vi interesserà molto. Vi raccomando anche:
1° - Collesson, Idée parfaite de la philosophie hermétique;
2°- Jean de la Fontaine, La fontaine des amoureux de science;
3°- Pernety o Dictionnaire mytho-hermétique;
4° - Il Texte alchimique e il Songe Vert.
Non imparate l'ebraico, è inutile, limitatevi, per il momento, all'alchimia ed al magnetismo ed anche alla preghiera praticata magicamente. Ricordatevi del magnifico motto alchemico: «Leggi, leggi, leggi e rileggi, lavora, prega e troverai».
Per il momento non posso provare a proiettare il mio astrale fino a voi, la cosa sarebbe pericolosa. Non so se ne siete informato, ma in questo momento io faccio il mio anno di servizio militare, e compiere una tale esperienza in una caserma, in una camerata con ventiquattro uomini, sarebbe per me troppo pericoloso. Quando il mio servizio sarà finito vi verrò a trovare un giorno a Saint-Dizier, in novembre o dicembre, a meno che voi per quell'epoca non veniate a Parigi. La vostra idea di magnetizzare il vostro apprendista e farne un soggetto è eccellente: ma per il momento risparmiatevi, conservate il vostro fluido e non disperdetelo inutilmente. I caratteri che mi mandate alla fine della vostra lettera hanno molta somiglianza con i caratteri magici che si trovano nei grimori e nelle clavicole, li esaminerò con comodo e vi dirò cosa ne penso.
Addio, caro fratello, vi stringo la mano.

A. Poisson


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Sens, 17 giugno 1892

Mio caro Fratello,
Ho il piacere di comunicarvi che avrò un po' più di tempo disponibile; essendo stato posto al seguito del maggiore per il servizio di sanità, potrò studiare la mia medicina, così come la cara alchimia, alle quali in precedenza non potevo consacrare che dei corti momenti.
Ricordate ciò che segue: è un bagliore che ho percepito e che mi affretto a trasmettervi, sperando che possa esservi utile. Sapete che una delle basi occulte è il ternario. Ora, vi sono tre mondi: il materiale, l'astrale e il divino; il mondo materiale corrisponde alla materia, il mondo astrale al movimento, il mondo divino alla forza. Ogni mondo a sua volta presenta una divisione ternaria, ossia e per il mondo materiale; nel mondo astrale avremo i movimenti, le forme e gli elementari; nel mondo divino o delle forze, le forze materiali, le forze psichiche ed infine il tetragramma divino . Si possono piazzare questi nove termini secondo una spirale che ci descriverà un'altra legge, l'evoluzione; si vedrà la scala degli esseri dal termine più basso fino al termine più alto .


Ne segue che tutto ciò che esiste in uno dei mondi ha il suo analogo nel mondo immediatamente superiore. Per compiere l'opera, prendete dunque una materia tripla ed una debitamente preparata: vi porgo tutto ciò per quel che vale, come una prima ispirazione suscettibile di essere perfezionata. Traetene ciò che potete, datemi il vostro parere. A proposito di visite psichiche, una volta ho tentato questa esperienza, e sono riuscito per qualche istante a vedere delle persone in treno che si coricavano, ma è un'esperienza faticosa e pericolosa. Non dovete credere che la conoscenza dell'ebraico e della cabala sarà sufficiente a darvi la chiave del santuario; molti adepti non la possedevano e non erano per questo meno in possesso della pietra divina. Le sole opere del Filalete e del Flamel, ben meditate, saranno sufficienti a mettervi sulla via. Diffidate delle idee che vi vengono, non accettatele che dopo averle passate al setaccio, esse sono sovente suggerite da entità malvagie dell'astrale, gelose di vedere gli uomini perfezionarsi ed arrivare fino al mondo divino. Un buon medicamento preservativo è la preghiera. Ricordatevi della magnifica epigrafe del libro muto: Leggi, leggi e rileggi, prega e lavora e troverai.
Caro Fratello, tutto vostro in Hermes.

A. Poisson

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Sens, 11 luglio.

Mio caro Fratello,
Dovete accusarmi di dimenticanza, ecco quasi un mese che mi avete scritto e non vi avevo ancora risposto. La mia nuova condizione mi ha occupato molto, ed io avevo non poco lavoro da fare per diversi editori, di modo che ho avuto ben poco tempo. Se volete, ci scriveremo regolarmente voi dal 25 al 30 di ogni mese ed io dal 10 al 15. È ovvio che in circostanze straordinarie potremo scriverci più spesso; ma per il momento ognuno di noi scriverà una lettera al mese, tanto estesa quanto gli parrà. Al riguardo del vostro ternario che mi inviate nella vostra ultima lettera vi farò semplicemente notare questo:


Vedete bene che ciò comporta una certa differenza. Mi domandate la spiegazione dell'arcano 10: la ruota rappresenta il mondo, l'eternità, la luce astrale, essa rappresenta l'evoluzione incessante e l'involuzione continua di tutti gli esseri, animali, vegetali o minerali; le forze intelligenti salgono al cielo e daccapo ne discendono. Leggete il primo atto del Faust di Goethe, laddove con l'aiuto della clavicola egli vede le forze astrali circolanti tra gli astri, le une venire dal sole, passare sulla terra ed andare verso la luna, di dove passeranno poi nuovamente al sole; le altre seguire il cammino inverso. Se da ciò passiamo alla spiegazione alchemica, vediamo che l'uomo che sale è il mercurio e quello che scende lo zolfo; in alto il sale, punto di equilibrio, raffigurato dalla sfinge. Nel Tarocco di Oswald Wirth c'è un errore, la Sfinge è segnata ed il diavolo o ; è un errore, noi abbiamo la trinità inseparabile del fisso e del volatile equilibrata nello . Ora, cos'è che qui sale? L'uomo cane, è dunque . Cos'è che discende? Il diavolo, dunque è . Cos'è in equilibrio? La Sfinge è dunque .
La ruota ha poi un altro significato che si rapporta a quei misteriosi giri di ruota sui quali gli alchimisti tutti tacevano. Ora a voi, caro fratello, io lo dirò. Un giro di ruota comprende due operazioni, e ecco tutto, e ciò sia inteso in generale; voi vedete dunque designati in questi arcani i principi generali. Le operazioni, il fuoco alla base della ruota del serpente, è la materia ermafrodita della pietra, il dragone verde ed il leone rosso. Mi domandate cos'è la forza centripeta: è l'aria che respiriamo; l'ossigeno dell'aria si fissa sui globuli del sangue; ecco ciò che nutre il nostro astrale e lo ristora incessantemente. La forza centrifuga è, come voi dite, quella luce che il colonnello de Rochas vede uscire dalle estremità delle dita dei suoi soggetti. Tenetevi dunque alla paura cabala, alla magia ortodossa, all'alchimia degli adepti. Perché lasciar vagabondare la vostra immaginazione? Certamente vi siete costruito delle teorie che voi solo comprendete. Mi parlate di fluido sonico, fluido fosforescente magnetizzato, fluido metallo-ferrugginoso. Cosa intendete con ciò? Io, da parte mia, non ho mai trovato termini simili in alcun trattato di alchimia né di magia, neanche in Eliphas. Fratello mio, studiate il trattato di Papus, studiate il mio povero libello Théories et Symboles, rileggete senza cessa e, quando li saprete quasi a memoria, allora cercate voi stesso di costruire teorie, ma per ora guardatevene. O mio caro fratello, sarebbe troppo pregarvi di mandarmi una vostra fotografia affinché possa tenervi presso di me?
Tutto vostro

A. Poisson


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26 dicembre

Mio caro Fratello,
La vostra lettera mi ha fatto un gran piacere, vi siete infine orientato e vedete ora la triplice via, mentre in precedenza non ne conoscevate che una. Sono felice di avervi potuto dirigere in questo senso, ora vi resta da scegliere la vostra strada, la materiale, che porta alla trasmutazione dei metalli, la spirituale che dà l'elisir di lunga vita e la potenza magica, la divina che porta, attraverso l'estasi, alla contemplazione diretta dell'Altissimo. Scegliete una branca, e siate persuaso che, quando ne avrete approfondita una, le altre due vi saranno note grazie al principio d'analogia. Sappiate, fratello mio, che vi sono due specie principali di fuoco, il fuoco spirituale che è la vita, il pneuma, il respiro astrale, ed il fuoco ordinario che brucia. Vi dico che la materia deve essere, anzitutto, prima di subire gli attacchi del fuoco ordinario, animata dall'archeo. Solo allora la materia è vivificata, e solo allora la si può chiudere in un matraccio e cuocere al fuoco ordinario, ma assai leggermente per cominciare. Non potrò ancora venire a vedervi, il medico mi ha raccomandato le più grandi precauzioni fino a primavera; così ecco rimandato il mio viaggio. Per quanto riguarda la società ermetica, io vi penso continuamente, ed a primavera essa vedrà la luce. Conduco, in questo momento, uno studio sull'alchimia nel XIX secolo: volete che vi sia inclusa la vostra biografia, sia sotto il vostro vero nome che sotto uno pseudonimo? Se si, vi domanderei di inviarmi la data ed il luogo della vostra nascita, come avete cominciato ad interessarvi di alchimia ed in quale anno, con i dettagli accessori che voi giudicherete opportuno dare in proposito. Pensate che le simpatie collettive dei lettori a voi indirizzate respingeranno gli odi che vi perseguitano e saranno per voi come uno scudo fluidico.
Addio caro fratello, vi stringo amichevolmente la destra nell'attesa impaziente della vostra risposta.

A. Poisson

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27 gennaio 1893.

Mio caro fratello,
Aristeo dà, è vero, un metodo differente dal Liber Mutus, per raccogliere l'astrale, ma in fondo il risultato è il medesimo. Notate che, se egli rivela ciò di cui pochi alchimisti parlano, poiché si tratta di un gran segreto, di contro egli non dice nulla del e della che devono essere lavorati, e poi mescolati. Alcun alchimista ha mai svelato completamente la preparazione della materia, e lui, Aristeo, avendo parlato di un punto molto importante, si è dispensato dal descrivere la preparazione del e della , sulla quale tutti gli altri adepti si sono sufficientemente intrattenuti. Dunque, la verità alchemica resta una. Ecco ora il riassunto esattissimo dell'inizio dell'Hermes Devoilé che non si trova in Papus. Cyliani passeggia fino ai piedi di un albero, e lì vi ha un sogno. Gli appare un ninfa di essenza celeste, che lo conduce davanti ad un tempio dove si trova al materia. Ma la porta è custodita da un dragone che bisogna uccidere per poter entrare. La ninfa gli dona una lancia che dovrà far arrossire al fuoco per uccidere il mostro. Cyliani fa arrossire la lancia, dissolve la serratura del tempio con un liquido che gli ha fornito la ninfa, apre le porte e si trova avanti al dragone che egli uccide con un colpo della sua lancia incandescente. Prende dal tempio due vasi di cristallo, uno sormontato da una corona d'oro a quattro fioroni ed etichettato: «Materia contenente le due materie o nature metalliche»; l'altro vaso, coronato da una corona d'argento a nove stelle, etichettato: «Spirito astrale». Dopo questa operazione, Cyliani prova una gran fatica, ed è vicino allo svenire. La sua ninfa gli riappare, e, avendolo riconfortato, dispare nuovamente; qui finisce il sogno e cominciano i capitoli riportati da Papus. Vedete, fratello mio, quanto concordino gli alchimisti; ciò che io vi ho rivelato non contraddice in nulla ciò che dice Aristeo, e Cyliani corrobora il tutto.
L'insegnamento è il medesimo, simile il metodo da Hermes fino ai nostri giorni. L'adepto non rivela che un parte dell'opera e non ne parlerà mai nel suo insieme. Talvolta egli si dilunga unicamente sulle operazioni, talvolta sui colori, e se parla della preparazione egli dice poca cosa del resto. È grazie a questo metodo che il segreto ha potuto trasmettersi di generazione in generazione, riservato al solo filosofo ermetico. Meditate bene Cyliani, era un adepto, almeno ciò afferma lui stesso, ma soprattutto rileggete il primo volume delle favole greche ed egiziane, la luce comincia a sorgere nel vostro spirito. Ormai, più avanzerete e più trarrete profitto, ora che siete nella via, e vedrete che non ho torto e che non affermo che ciò di cui sono sicuro, dopo aver, a questo riguardo, meditato la moltitudine delle opere ermetiche. Ciò nonostante, o fratello mio, leggete e rileggete senza cessa, pregate e non cominciate l'opera materiale che quando, sicuro di voi, avrete la certezza di ottenere un risultato probante, per misero che sia. Una volta afferrato un capo del filo d'Arianna, vi dirigerete attraverso il labirinto fino alla piena luce. È ciò che vi auguro, fratello mio.
In attesa del piacere di leggervi, vi stringo affettuosamente la mano.

A. Poisson

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Parigi, 9 marzo 1893

Mio caro Fratello,
Credevo fermamente di avervi risposto: la vostra ultima lettera mi ha disingannato, e mi affretto a riparare al mio errore.
Per quanto concerne le mie lettere, esse non mi urgono: me le riporterete quando verrete a Parigi, e, al vostro seguente viaggio, ve le renderò. Potete magnetizzare la materia a nudo, essa conserverà il fluido, come la calamita conserva il suo magnetismo, e la balena conserva indefinitamente l'elettricità una volta che ne è caricata; la vostra materia conserverà allo stato latente la forza di cui l'impregnerete, essa comincerà a manifestarsi sotto l'azione del fuoco; credete, fratello mio, non potrei meglio comparare la materia che ad un uovo.
In un uovo, cosa avete? Della materia e della forza. La materia qui ci importa poco: ma la forza è la vita, l'uovo è la materia vivificata; se volete che la vita che contiene allo stato latente si manifesti, bisogna applicargli un nuova forza; questa forza secondaria è il fuoco, il calore, che esso sia prodotto dalla gallina o dall'incubatrice artificiale, poco importa; l'importante è di non oltrepassare un certo grado al di sotto del quale si hanno delle uova covate, ed al di sopra del quale delle uova alla coque; ciò che si vuole è avere dei pulcini.
Notate che l'uovo non può essere rotto durante la cova, o altrimenti addio ai pulcini; infine, una volta nato, il pulcino sarà il capostipite di una moltitudine di esseri della sua specie. O Fratello mio, quale parabola piena di insegnamenti! Le scienze occulte sono come un santuario, nessuno vi entra se non ha la chiave; questa chiave è l'analogia, applicatevi, nel frattempo, ma maneggiare questo metodo, e scoprirete cose meravigliose.
Caro fratello, la nostra Soc. Herm. infine prende forma.
Il 21 marzo questo manifesto sarà lanciato nel Voile d'Isis ed io attenderò le adesioni. Non potrò venire a trovarvi questo mese. Ma che ciò non ci impedisca di lavorare. Raccogliete il soggetto, raccoglietene il più possibile, ciò che non vi servirà lo conserverete. Siate prudente nel chiudere il vostro matraccio e nello scaldarlo; ciò che temo è la vostra inesperienza nelle manipolazioni chimiche, prendete le maggiori precauzioni possibili, in chimica come in alchimia si lotta contro forze brutali, bisogna stare continuamente sulla difensiva, un momento di oblio, e la forza si vendica dell'uomo, un'esplosione, ed è finita. State attento, fratello mio, siate prudente, io sono in procinto di concludere la storia di Nicolas Flamel: vedrete in questo volume (che avrò il piacere di offrivi) la condotta dell'autentico adepto. Flamel deve essere un modello per noi tutti.
Oggi è la festa di Mezza Quaresima, quanto è imbecille l'uomo! Oggi non uscirò, quest'orgia bestiale di gioia grossolana mi dà repulsione, i giorni di festa io sono triste e mi rifugio nelle braccia dell'alchimia, la madre divina.
Tutto vostro, mio caro fratello.
Vi stringo la mano.


A. P.

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Caro fratello,
Ero inquieto nel non ricevere vostre nuove, e vi avrei scritto oggi; fortunatamente ho ricevuto la vostra lettera questa mattina, il che mi ha tranquillizzato. Vi ho detto, mi sembra nella mia ultima lettera, che in fondo la materia materiale della pietra importa poco, e ciò nonostante è preferibile prendere una materia metallica; ciò che più importa, è la forza di cui si carica la materia. Lo stesso, poco importa la forma o la materia di un apparecchio elettrico: in se stesso, è inerte, ciò che gli dà la forza di agire è l'elettricità. L'archeo di Paracelso non potrebbe trasmutare direttamente un metallo fuso, perché un tal corpo è in uno stato statico, vale a dire d'equilibrio perfetto; allo stesso modo l'anima non può agire direttamente sul corpo. Ma piuttosto prendiamo un corpo metallico, apriamolo, torturiamolo, in modo da dissociare le sue molecole, da rompere il suo equilibrio, poi saturiamo questo corpo d'archeo, ed avremo quindi la pietra, vale a dire un mezzo d'azione sui metalli; qui l'anima è unita allo spirito ed attraverso l'intermediazione di quest'ultimo essa può agire sul corpo.
Penso che la mia comparazione sia abbastanza chiara, così ecco perché la materia della pietra può differire. Ecco perché la pietra ottenuta da tale adepto trasmutava solo il suo peso, mentre quella preparata da tal altro ne trasmutava dieci, cento o mille parti. Ugualmente gli effetti fisici e chimici che voi otterrete con una medesima bottiglia di Leyda differiranno a seconda della quantità di elettricità che sarà stata condensata nell'apparecchio.
Per le vostre prove, non dimenticate questa regola: fin quando i colori appariranno nell'ordine, continuate; ma se notate una qualunque perturbazione, e ad esempio il rosso appare immediatamente dopo il nero, allora abbandonate la vostra esperienza per ricominciarne un'altra, in questo modo vi risparmierete del tempo e della spesa.
In conclusione l'essenziale, come controllo, è l'apparizione dei colori, e non preoccupatevi del resto, le operazioni chimiche che si svolgono all'interno dell'uovo differiscono leggermente a seconda della materia impiegata; ciò che è immutabile, è la successione dei colori.
Mio caro fratello, mi avrebbe fatto piacere vedervi prima di partire, ma ciò non è una ragione sufficiente per disturbarvi. tanto più che in questo momento state lavorando all'opera.
Continuerò a corrispondere attivamente con voi. Scrivetemi prima della fine di questo mese, perché io partirò nei primi giorni di giugno, e vi darò il mio nuovo indirizzo.
Fratello mio, vi stringo le mani.

A. P.

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La Bastide, 3 luglio 1893

Caro fratello,
Sono restato tanto a lungo senza scrivervi a causa del mio trasferimento; tra compere, visite agli amici, viaggio, installazione etc., in breve, eccomi solo ora tranquillo.
Ecco le risposte alla vostra ultima lettera. Per ottenere il cloruro di stagno, bisogna scaldare lo stagno nell'acido cloridrico o spirito di sale. La cosa migliore è lavare bene lo stagno con acqua, e poi con l'alcool; in seguito lo si mette nell'acido e si scalda. Quando tutto è sciolto, evaporare a secco per far cristallizzare.
L'azotato di mercurio è solubile in acqua.
La materia della G. O. si trae dal e dal e la materia della piccola opera si trae dalla e dal . Ma notate bene che questa materia è morta, se la preparate con mezzi ordinari; bisogna aprirla, isolarne le molecole - ciò per mezzo degli acidi - e bisogna, soprattutto, vivificarla. Condensare una forza su di una materia preparata, ecco tutto il segreto:

Solve, Coagula

Solve: ovvero dissolvi, apri, tortura, spezza la materia, distruggi le resistenze ch'essa potrebbe opporre alle forze esterne.
Coagula: vale a dire riunisci, riassembla, poi condensa sulla materia preparata le forze di cui sei riuscito ad impadronirti.
È qui tutta la chiave dell'opera. Ciò, è semplice da comprendere, ma quanto difficile da realizzare!. C'è bisogno di pazienza, c'è bisogno di perseveranza.
Addio, caro fratello, vi stringo al mano.

A. Poisson


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La Bastide, 19 luglio 1893

Mio caro fratello,
Fate bene a leggere il Cosmopolita, è un buon autore, benché sia passabilmente oscuro e possa ingannare; la prefazione delle favole greche ed egizie è assai buona. Voi avete lì, in 214 pagine tutto ciò che potete desiderare sui punti principali che ci interessano, e ciò col vantaggio di un'esposizione metodica, vantaggio enorme soprattutto per voi che avete una tendenza a mescolare tutto, tendenza di cui dovete diffidare, perché vi fa perdere molto tempo.
Un apparecchio telegrafico è un macchinetta molto ingegnosa, ma è morta, ed abbisogna del passaggio di una forza, dell'elettricità, per animarsi. Lo stesso è per la nostra materia. Se non l'animate, è inutile chiudere il matraccio e accendere la lampada, non ne trarrete nulla di buono. Constaterete che la materia è animata perché le sue proprietà saranno differenti da quelle della materia non animata. Quanto all'alchimista di Bordeaux, che domanda del denaro per aiutarvi coi suoi consigli, o è un ciarlatano o è un imbecille, e voi avreste potuto rispondergli: «Se i vostri insegnamenti sono preziosi, 50 franchi è un regalo, un prezzo derisorio, tanto vale insegnare ai fratelli per nulla; se i vostri chiarimenti non hanno nulla di speciale, il prezzo è troppo caro.».
In ogni caso, chiunque domandi del danaro per delle informazioni di questo tipo deve essere screditato. Un adepto rifiuterebbe piuttosto di rispondere, ma non mendicherebbe.
Nell'attesa di una risposta, caro fratello, vi stringo le mani.

A. Poisson


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La Bastide, 10 agosto 1893

Caro fratello, la materia della Grande Opera è . Ora, bisogna che questi metalli siano lavorati o ben aperti, vale a dire che le loro molecole siano separate le une dalle altre, che la loro forza di coesione sia vinta, annichilita al fine di lasciar agire con maggior certezza le forze che l'alchimista applicherà. Vi sono due metodi: 1°, i sali; 2°, gli amalgami.
1° - Per i sali, è meglio preparare i cloruri, perché i nitrati sono pericolosi in mani inesperte, poiché, possono esplodere; preparate il cloruro d'oro dissolvendo il metallo in un miscuglio di acido nitrico e di acido cloridrico. Si evapora in seguito fino alla consistenza del burro, il cloruro già preparato costa 2 franchi al grammo.
2° - Preparate il cloruro d'argento dissolvendo il metallo nell'acido nitrico. Quando tutto è dissolto, evaporerete a secco e scalderete fino a che il sale prenda un colore nero; allora arrestatevi e disciogliete nell'acqua; resta una polvere nera che è rame ossidato. Suppongo che voi abbiate preso della moneta o dei gioielli che contengono sempre del rame; filtrate, aggiungete alla soluzione chiara una liscivia di sale da cucina, e si formerà un precipitato bianco che è cloruro d'argento, filtrerete dopo aver aggiunto un po' di acido azotico. Toglietelo dal filtro e fate seccare al riparo dalla luce;
3° - Potete preparare il cloruro di mercurio trattando il metallo con acqua regia, in seguito evaporate quasi a secco, e ritirate dal fuoco ed il sale cristallizzerà.
Voi conoscete i gradi del fuoco, e sapete dunque tutto ciò che occorre per la dinamizzazione delle forze, ovvero la loro proiezione: troverete nel trattato di Papus tutto ciò di cui avrete bisogno.
Addio, caro fratello, vi stringo la mano.

A. Poisson.


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