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XI.

Al tempo in cui il nostro mago fioriva, l’anglomania aveva introdotto l’usanza di costituire delle associazioni per ogni fine, ad imitazione dei clubs. Mesmer aveva organizzato la società dei magnetizzatori, chiamata de l’Harmonie; Cagliostro aveva istituito il rito massonico egizio; Pilâtre de Rozier aveva fondato l’Athénée a favore delle sue nuove scoperte in fisica; Etteilla non era uomo da rimanere indietro, e si vide così sorgere, nel 1788, la Societé littéraire des Associées libres des intérprètes du livre de Thot (55). Ignoriamo se la società fosse numerosa e fiorente, tutto ciò che ne emana era firmato dal solo Etteilla sotto il titolo di Corrispondente Generale: è ciò nonostante accertato che essa abbia dato segno di esistenza a mezzo di circolari e di articoli critici (56) e che essa fosse in attività al momento della morte del suo fondatore (57).
Infine, questo capo di scuola, buon conoscitore del cuore umano, non mancò di impiegare ancora un altro mezzo per volgarizzare la sua dottrina, inventando un gioco che metteva il suo Libro di Thot al servizio del divertimento. Gli diede il nome di Gioco regale della vita umana. Sarebbe troppo lungo esporne qui le regole; limitiamoci a dire che vi si trovano coinvolti dei giocatori, le carte, penalità successive, e che la vincita era determinata dalla maggior o minore esattezza delle spiegazioni date su sette lame da interpretare sul passato di uno dei presenti (58).
Del resto, se Etteilla aveva dei discepoli vergognosi che nascondevano l’oggetto dei loro studi, la leggerezza del nostro carattere nazionale gli provvedeva anche di certi allievi poco seri, ma che ostentavano l’attitudine alla cartomanzia che avevano potuto acquisire con le sue lezioni, e ciò al solo fine di solleticare la curiosità delle dame e di intimorirle.
Tutte queste cose mostrano quanto l’arte di predire la fortuna si fosse propagata, e noi completeremo la nostra esposizione con le testimonianze che ritroviamo di una Romanza stampata col titolo di Etteilla ou le devin du Siécle. Le parole sono di un signor Mésageot de Villenaux e la musica di Madame Leblanc, maestra di clavicembalo. La prima strofa esordisce così:
J’ai perdu le plus tendre amant,
l’ingrat a-t-il une autre amie!
(Ho perso il più tenero amante, l’ingrato ha un’altra amica)
E termina con :
Mais pour s’instruire on va,
On va
Chez le fameux Etteilla
(ma per istruirsi si va, si va dal famoso Etteilla).
La quinta ed ultima strofa finisce con queste parole:
Quoi? Jeune Lise, on a,
On a,
Son Bonheur par Etteilla ?
(Cosa? Giovane Lisa, si riacquista la propria felicità con Etteilla?)

XII.

Potrebbe sembrare stupefacente che il nostro grande mago abbia potuto conservare gli stessi allievi per qualche tempo, e si crederà che queste vittime dovessero allontanarsi assai scontente di aver così mal impiegato il loro tempo ed il loro denaro. Si sarebbe in errore. Noi non diciamo che tali scontenti non si siano verificati talvolta; ma erano senza dubbio accidenti assai rari. La maggioranza non attribuiva al professore gli insuccessi incontrati nelle loro operazioni. Etteilla aveva anche l’arte di persuadere che ci si sbagliava credendo di non esser riusciti; e ciò anche quando si era voluto provare a leggere nel passato. Si può comprendere come egli applicasse il medesimo procedimento anche a coloro che gli compravano degli oroscopi e dei talismani.
«I numeri delle lame – dichiarava nel suo insegnamento – non sono a parlare propriamente, che dei dati di cui bisogna, in sé, darsi ragione come di molte altre cose; perché, in cartonomanzia come in matematica, in musica ed in tutte le arti e scienze, quando non si è che semplici copisti, non si fa che aumentare il novero degli esseri inutili… La cartonomanzia in sé è di una semplicità così grande che, al primo approccio, la si crede la scienza dei bambini; ed essa lo è effettivamente, tuttavia come tutte le scienze essa si eleva per gradi senza mai allontanarsi dall’intelligenza di colui che la coltiva… La cartonomanzia, come tutte le scienze, ha il suo genio» (60).
Egli diceva così che «la scienza, attraverso una folla di pronostici dati dalle carte, indica all’operatore di non prenderne che la sostanza e farne un discorso conseguente, senza aggiungervi nulla di testa sua per motivi di interesse o vanità» (61).
Ecco degli esempi che egli forniva per dimostrare che si abbisognava di una certa competenza, sotto pena di profetizzare il contrario della realtà.
Sia da interpretare: «il n° 34 dispiacere, – 44, avvenire, e 31, oro (voi sapete che le carte si leggono sempre da destra a sinistra). Con falsi principi si trova: dall’oro l’avvenire vi porterà dei dispiaceri. Attraverso i veri principi – dice il professore – leggerete: voi darete dell’oro a qualcuno e questo qualcuno, in avvenire, vi provocherà dispiacere» (62)
Dobbiamo confessare che la sua lezione non indica la ragione che deve, quando vedrete la carta o la lama significante l’oro, farvi dire che si darà dell’oro in luogo di credere che si sta per riceverlo. Ma questa spiegazione non avrebbe meno stupito l’allievo che si trovava sempre convinto che l’oracolo aveva parlato bene, ma era stato mal compreso.
È esattamente la vecchia favola imitata da Rabelais in cui una mugnaia, volendo sapere se avrebbe fatto bene a sposare Jean, consulta il curato che la invia alle campane della parrocchia. Queste allora, sembrano dire: prendi il tuo valletto, Jean, prendi il tuo valletto, Jean. Il matrimonio si fa, ma non è felice, e la donna si lagna col pastore, che le dice tuttavia che era lei che aveva mal interpretato il linguaggio delle campane. Messasi dunque ad ascoltarle nuovamente, esse sembravano ora dirle: Non prendere mai Jean, non prendere mai Jean.
I consultanti del libro di Thot facevano come la buona donna. Quando gli eventi avvenivano in maniera contraria a quella che si era letta, essi non mancavano di accorgersi che avrebbero dovuto interpretare diversamente il loro oracolo. Non davano mai torto alle carte, e non ne erano anzi che meglio convinti della loro infallibilità.
Etteilla annunciava all’inizio del corso che gli auditori, a seconda delle loro attitudini e della loro assiduità al lavoro, ne avrebbero tratto maggiori o minori frutti; che alla fine, gli uni avrebbero attinto solo «la futile arte di fare le carte», secondo la sua stessa espressione; altri invece sarebbero arrivati a comprendere la possibilità di trovare nel libro di Thot la scienza e la saggezza degli oracoli. (63)
Egli diceva anche: «I saggi nulla promettono, e quando danno, è sempre in un modo così velato che è, lo dichiaro, ugualmente difficile a colui che riceve di sospettare minimamente il significato di ciò che gli si presenta» (64)
Un consultante gli scrisse un giorno che, grazie ai suoi procedimenti, egli aveva avuto una perdita considerevole. Il cartonomante gli rispose con sicurezza imperturbabile: «Vi oppongo, signore, che, se avete ben operato, avrete per lo meno mal letto» (65).

XIII.


Abbiamo visto come il nostro mago aveva creduto di poter fornire una prova della sua prescienza al riguardo dei numeri in uscita sulla ruota della lotteria; possiamo ancora darvi un altro saggio della sua abile scaltrezza che attingiamo da una lettera manoscritta ed inedita. Si vedrà come egli si comportava per stupire il suo mondo ed uscir d’imbarazzo.
Uno dei suoi allievi, un ricco appassionato, ben piazzato nel mondo ed a cui lui faceva tanta più attenzione dal momento che non costituiva un potenziale concorrente, aveva domandato dove si trovava la predizione sulla rivoluzione francese che egli pretendeva di aver annunciato (66). Il gran mago si degnò di comunicargli i seguenti ragguagli.
Egli ricordava anzitutto che alla pag. 6 de L’homme à project egli si manifestava inquieto sulla sua futura sorte; ed è questa frase così banale che egli arriva a trasformare in oracolo, per mezzo dei suoi procedimenti mistici.
Lo scritto era datato luglio 1772, dunque, 1, prima cifra, più 2, ultima cifra, danno 3, Spirito di tutte le cose; le due altre cifre, 7, e 7, danno 14, data rimarchevole, quando si parla del mese di luglio [5]! Non occorre più che trovare 1789; ecco qui: 1 più 7, più 7, più 2 non danno forse 17? 1 e 7 non danno forse 8, mentre 7 più due dà 9? Mettete in ordine queste cifre ed avrete 1789, e, sintetizzando il tutto, avremo che nel 1772 Etteilla prediceva che il 14 luglio 1789 vi sarebbero state delle grandi inquietudini sulla sorte futura della nazione (67).
Il che conferma quanto abbiamo in principio detto sulla sua attitudine a raggruppare abilmente le cifre.
Ciò nonostante egli aveva per principio di non fare pronostici generali, ed egli ebbe cura di ricordarlo permettendosi un’eccezione al riguardo della schiavitù dei neri. Era nel 1783; egli osò predire che l’ingiustizia di trattare gli uomini come bestie si sarebbe gradualmente estinta di paese in paese, con la punizione per i coloni o Colonisti, per citare testualmente. Ma spaventato dalla propria audacia, egli si affrettò ad aggiungere che il pronostico non è causa attiva, ma è conseguenza di ciò che immancabilmente deve succedere (68).
Questa volta dobbiamo convenire che Etteilla si dimostrò veramente mago.



XIV.

Ci si domanderà forse se Alliette non fosse in buona fede, se non fosse un cervello offuscato a seguito di studi ostinati su materie troppo astratte, uno sfortunato finito, come tanti altri, per essere egli stesso la sua prima vittima. La questione potrebbe essere dubbiosa se non si trattasse che della sua credenza nella scoperta del libro di Thot e nelle combinazioni numeriche; ma vi sono nel suo insegnamento certe stravaganze che non permettono di attribuirgli questo candore. Citeremo al sua dottrina sull’esistenza di 72 buoni Geni che custodiscono il nostro mondo e di cui dà i nomi con la lista delle attribuzioni particolari a ciascuno di essi. Sono opposti loro dei Geni cattivi di pari numero. Questi ultimi, il nostro mago non si degna di nominarli. Ogni buon Genio, dice, «secondo il suo spirito di dominazione, governa il raggio del nostro universo che corrisponde al posto numerico e progressivo che occupa al di sotto dell’immagine del trono di Dio». I Geni sono tra loro assolutamente uguali, non essendo né delle divinità del paganesimo né dei santi della nostra religione; sono semplici creazioni elementari, i figli di Dio citati nel capitolo VI, versetti 2 e 4 della Genesi; essi hanno solo, in più rispetto all’uomo, un corpo sottile e penetrante (69).
Egli esorta a diffidare da quegli impostori, da quei birboni che promettono salute, oro ed onori in cambio dell’offerta di qualche piastra a divinità tutelari che non ne hanno alcun bisogno (70) ed afferma che ai Geni non è dovuta alcuna specie di omaggio.
Troviamo quest’ultima raccomandazione ripetuta accuratamente in un autografo di Etteilla, che, secondo la tariffa dell’indovino, dovette costare nondimeno 12 lire. Essa era così concepita:
«Il Genio del consultante si chiama Sechiah, ed è il 42° portatore del trono l’Hocma, o, in lingua francese, della Divina Saggezza. Questo genio è della più pura sostanza dell’aria, e governa il 6° comparto di questo basso universo, che va dall’occidente al mezzogiorno. È incaricato della solitudine psichica o esteriore ed interiore, di modo che, al fine di esserci utile, poiché ama il suo compito, egli ami e protegga coloro di cui è il Genio e che hanno spirito di raccoglimento; egli ispira il timore di darsi al torrente della società ed agli uomini senza le più mature riflessioni etc.. Ma siccome i Geni non sono che semplici creature elementari, esigono soprattutto che non gli renda alcun culto idolatrico e che non gli indirizzi alcuna preghiera o supplica. Bisogna dunque, intendendone la scienza, apprenderla, ed abituarsi con gusto al raccoglimento morale e fisico, ma senza estremi. Quando l’uomo è in giusta corrispondenza col suo genio, egli, per mezzo di questo, ha l’appoggio dei Geni 67, 20, 45, che gli corrispondono» (Etteilla, Astro-phil-astres).
I Geni 67°, 20° e 45° qui menzionati come in corrispondenza col 42°, ci ricordano una nota manoscritta volante trovata tra i fogli dell’opera che dà la lista dei buoni Geni. Questa nota fa osservare che il n° 67 vi si trova due volte, senza tuttavia somiglianza nelle attribuzioni, in modo che, con questo errore del testo o errore di stampa, noi avremmo 73 Geni in luogo di 72. Ciò è inquietante; tanto più che non ho trovato da nessuna parte spiegazione o correzione di questa irregolarità che non si sarà sicuramente mancato di segnalare all’autore. Si possono porre a fianco di queste divagazioni, le gioie, i dispiaceri e le cadute dei pianeti sui quali Etteilla ha scritto molte pagine (71), ed è da rimarcare che i pianeti non vi figurano che in numero di sette, benché questo numero fosse stato già sorpassato nell’uranologia dell’epoca. Da un altro lato, le loro funzioni si ricollegavano al nome che gli era stato dato, benché i nomi non siano che cose arbitrarie. Così il Sole domina i sovrani, i principi di sangue etc.; Giove i vice-re, i ministri, i magistrati; Mercurio i sapienti ed i letterati; Saturno i vecchi; Venere gli amori, i matrimoni, le modiste, le cameriere; Marte i guerrieri etc.. Tutto ciò era fin troppo mitologico ed infantile, quando si aveva invece la presunzione di parlare di alte scienze.

XV.

Se il talento di divinazione del cabalista faceva difetto nel non avvertirlo che non si trovava al livello delle conoscenze siderali del tempo, né dei tempi a seguire, le luci magiche non lo rischiaravano meglio sulla fisica e la chimica. Il meraviglioso mago era ancora ai quattro elementi. L’opuscolo in cui intrattiene il pubblico sulle sue combinazioni alchemiche non merita che un sorriso di pietà. Notate che non arriva a nessun risultato, dichiarando tuttavia che egli non dubitava di pervenire ad un successo completo. Valeva dunque la pena di stampare questo diario di laboratorio? (72)
Tuttavia ci sbagliamo: i colti potevano apprendere in questo scritto dove si trovava «la materia prima, il principio di tutto ciò che è palpabile e visibile sul globo che abitiamo, sia esso minerale, vegetale o animale». Molta gente aveva cercato questa “cosa unica”. Etteilla l’aveva trovata e non si faceva problemi ad indicarcela: Fatevi avanti Signori dell’Accademia delle Scienze, fatevi avanti studiosi amici della Storia Naturale, ed ascoltate: «La materia prima è quella schiuma leggera che cresce col tempo sui vecchi tetti di paglia e sulle rovine degli edifici… È il vero minerale della natura o germe dell’oro che bisogna lavorare, e non l’oro; perché l’oro maturo non può dare ciò che ha preso, e non ha preso più di quanto gli fosse sufficiente» – Provate a comprendere! Il nostro cabalista raccomanda di non impiegare del suddetto vero minerale della natura se non quello «vivente, mescolato al bianco, al giallo ed al verde, ed estremamente spugnoso». Ma più oltre egli si ravvede, e dice in una nota che questa schiuma si trova ovunque, questo «vero minerale indeterminato che possiede in sé i tre regni»; ci si può sovente sbagliare e raccogliere la schiuma falsa, visto che secondo l’articolo di Vaillant nel dizionario di Bomare, crescono nei dintorni di Parigi 137 specie o varietà di schiuma (73). Ecco cosa diviene molto fastidioso; andare dunque a scoprire la cosa unica nel mezzo di altre 146; essa si trasforma in unità multipla.

XVI.

Il nostro Astro-Philastro e la sua dottrina furono oggetto di molte critiche, si deve presumere, e servirono da pretesto per molte facezie; il materiale non mancava. Su questo punto Etteilla si mostra abbastanza stoico e non fu intollerante come al riguardo dei suoi concorrenti e di coloro che vandalizzavano i suoi manifesti. In più per lui, abilissimo da un punto di vista pubblicitario, ambito nel quale egli aveva precorso il suo secolo ed in cui non sarebbe stato spiazzato dal nostro, questi attacchi non sempre gli dispiacevano; egli arrivava perfino ad assecondare la loro diffusione per trasformare queste critiche in annunci pubblicitari.
La Comète, conte en l’air, di M. de la Dixmerie, che apparve nel 1773, prendeva in giro assai amabilmente il nostro eroe. Etteilla dichiarò che trovava quest’opera molto spirituale, malgrado il ruolo da sempliciotto che egli vi giocava (74).
Un uomo, sedicente marocchino, dopo aver consultato l’indovino e preso pure alcune lezioni di cartonomanzia, sia azzardò a scrivere contro il sistema L’Aperçu d’un Rigoriste sur la Cartonomancie et sur son auteur. «La cartonomanzia – diceva l’autore – è di una veridicità facile a dimostrarsi, con dei principii… Ma se si vuole che questi medesimi principii siano i medesimi della divinazione, sostengo che ciò è impossibile, perché una consultazione fatta espressamente o prodotta dal caso non può annunciare gli avvenimenti che avverranno alla persona per cui le carte sono state fatte». Pur convenendo che Etteilla l’aveva stupito per l’esattezza di ciò che gli aveva detto sul passato e sull’avvenire, tutte cose che non potevano essere conosciute, né sapute, né tantomeno previste, l’autore non avrebbe mai ritenuto verosimile che l’arte delle carte potesse avere un rapporto con la sua persona, in quanto divinazione, e restava dunque nella sua incredulità. Egli faceva l’elogio di Etteilla come uomo da frequentare «che giudicava, decideva e consigliava il giusto, maneggiando con perspicacia il cuore umano». Ma non lo risparmiava certo come scrittore, e le sue critiche, a questo riguardo erano assai caustiche.
Il mago, trovando senza dubbio che per lui vi era più da guadagnare che da perdere da un simile censore, fece ristampare l’opera a sue spese, senza la minima nota da parte sua a parte il suo stesso indirizzo, terminando con una specie di talismano molto cabalistico, cifrato, che recava in testa: «Per ringraziamento al Rigorista».
Se qualcuno poteva permettersi qualche eccentricità, era senza dubbio un filosofo di questo tipo. Abbiamo parlato del suo modo di conversare. Come autore, egli moltiplicava i titoli ed i sottotitoli, faceva aggiunte, rinvii, sospensioni, note, preliminari e supplementi che interrompevano costantemente il filo del ragionamento.
Il suo Course du Livre de Thot vide le stampe incompleto. Alla fine della terza lezione, pag. 72, si legge: «troppo sovraccarico di impegni, al momento non posso dare ciò che manca tra questa pagina e la pag. 145». Seguiva poi il Jeu du Tharoth da pag. 147 alla fine dell’opera. Più tardi apparvero solo le pagine da 73 a 88, lasciando peraltro una fase monca. Ma la cosa più inattesa è ciò che costituisce l’epigrafe del libro: «Quale fu la mia sorpresa quando mi accorsi che il vacillamento veniva da me non dal cubo sul quale la mia mano era appoggiata – pag. 73 e seguenti». Ora, questo testo non si ritrova né alla pag. 73 né alle seguenti.
Succedeva sovente ad Etteilla, scrivendo alle persone, di richiedere, in calce, l’invio di una copia della sua lettera (75).
Quando, nei primi tempi della rivoluzione, egli voleva, come tanti ideologi, fornire dei piani di riforma, egli si mostra, in quanto indovino, più sempliciotto che profondo e più animato da buone intenzioni che da sagge previsioni.
Nei suoi Projets che distribuiva in piccoli fogli numerati, con ciascuno il suo titolo, egli ritorna sovente sulla sua vera pensione borghese nazionale, che doveva soppiantare gli ospedali e dare a tutti i cittadini alloggio, vestiario e nutrimento alla fine delle rispettive carriere lavorative; si trattava senza dubbio di una rendita vitalizia, ma i suoi sviluppi teorici dovevano essere lunghi ed egli domandava che una sottoscrizione pubblica o il Governo ne sostenesse le spese di stampa (76). In questi stessi progetti si legge il piano di un giornale da creare per ospitare domande di interesse pubblico e privato con le relative risposte… sempre ammesso che ve ne fossero (77). Non si sarà stupiti che egli abbia parlato contro l’imposta sulle carte da gioco, almeno per quel che riguardava le carte del suo Libro di Thot. La storia dell’orefice Josse [6] si ripete sempre (78). Egli propone di sopprimere la polizia e rimpiazzarla con un magistrato minore per ciascun caseggiato di Parigi, il quale sarebbe il Giudice di pace della casa. Questo funzionario renderebbe conto ad un Gran Magistrato che sarebbe nel contempo anche ufficiale della guardia borghese, e nominato con una giurisdizione da sette a dieci caseggiati. Vi sarebbe un posto di guardia poco numeroso per ciascuno di questi gruppi da sette a dieci case, e poi, alla sezione, un corpo di guardia più imponente, etc. etc. (79). Si troveranno invenzioni di tal fatta innocenti e giovanilistiche per un professore più che settuagenario. È vero che, in generale, i metodi di riforma sociale proposti a quest’epoca, avevano uno stile di semplicità e bonarietà da cui ci siamo in seguito considerevolmente affrancati.

XVII.

Vogliamo, prima di terminare questa notizia, esporre il parere di Etteilla su diversi altri punti.
Egli dichiara di non essere mai stato ricevuto massone, ma di avere nondimeno un gran rispetto per l’istituzione massonica poiché gli era ben conosciuta la sua origine e ne comprendeva il fine. Tuttavia, secondo lui, la verità si era mescolata alla favola e la maggior parte dei Venerabili non si occupava che di simulacri (80). Egli dice ancora che i massoni non conoscevano né la provenienza, né la magia, né il carattere tutto fisico del ternario di cui parlavano incessantemente (81).
Il nostro cabalista faceva il più gran elogio di Mesmer nel 1784 (82), ma sembra che egli credesse di doversi lagnare dell’inventore del magnetismo. Leggiamo in una delle sue lettere: «Ho molto risentimento nel cuore in rapporto a M. Mesmer, ma se ciò mi ha raffreddato nei suoi riguardi, non per questo l’ho tenuto in minor considerazione… ed applaudo alla giustizia che voi gli rendete sulla conoscenza che egli aveva e doveva avere del sonnambulismo» (83). Ciò era in relazione al sonnambulismo, di cui si attribuiva, a torto, la scoperta a de Puységur, mentre Mesmer aveva sovente riscontrato questo fenomeno nella sua pratica, senza tuttavia renderne conto pubblicamente e senza trovarne una spiegazione conforme al sistema di fisica insegnato nelle sue lezioni.
Infine, in quel periodo di idee ostili alla religione, il nostro cartomante si astenne dal far coro con gli spiriti forti, professando rispetto per il Cristianesimo. È un merito che bisogna riconoscergli. Quando gli si diceva che una maga, tra i procedimenti per riportare uno sposo alla fedeltà, aveva prescritto ad una dama un viaggio al calvario, dei ceri, delle messe, etc., egli rispondeva: «Sono ben lungi dal condannare le preghiere e tutto ciò che porta fortuna in questo mondo in rapporto alla religione; ma sono sempre i ministri di Gesù Cristo che devono assumersi questo onere, e non certo una donna che sicuramente non ha in vista che di ingannare l’altrui credulità» (84). Egli scrisse pure: «Che un uomo mi dica: io prego Dio per ottenere la vita eterna, e lo prego anche perché non permetta che mi accada ciò che può nuocermi in questo mondo. Io approvo senza riserve una tale bella preghiera» (85).
Etteilla cambiava spesso dimora, egli lo disse più volte facendo osservare che gli si poteva scrivere indicando semplicemente Parigi come luogo di destinazione (86), senza nessuna paura che la missiva non gli pervenisse. Egli abitava nel 1781 al palazzo de Crillon, rue de la Verrerie, di fronte a via de Poterie. Nel 1787 era a rue de l’Oseille, al Marais, n°48. Nel 1790 lo si trovava a rue de Chantre, nel fabbricato del parrucchiere, al terzo piano, presso l’hotel Whasington. Alla fine, egli morì in rue de Beauvais, piazza del Louvre, casa dell’intonacatore, al primo piano.

XVIII.

Questo decesso ebbe luogo il 12 dicembre 1791 (87). Possiamo indicare la data precisa, benché certi biografi abbiano creduto, non so perché, di dover mettere in dubbio questo avvenimento di cui non comunicano l’epoca. Si poté vedere allora che, sebbene Alliette avesse ingannato il suo pubblico, sicuramente i suoi discepoli credevano ingenuamente al potere della sua arte. Ne è prova il rimpianto espresso al momento della sua morte. La loro desolazione fu grandissima. Hugand pubblicò a Lione un pezzo necrologico nel quale annuncia l’apertura di una sottoscrizione per la stampa dei «preziosi manoscritti» lasciati da suo maestro (88); di questa necrologia egli fece un volantino in cui dava il suo indirizzo ed il suo prezzario. Una tale precauzione ricorda le ultime parole del noto epitaffio di un magliaio: «la sua vedova inconsolabile continua il suo commercio, tale via a tal numero…».
Jélalel diceva nel suo opuscolo: «Nel novero dei grandi uomini che hanno rischiarato questo diciottesimo secolo, c’era il nostro maestro… egli non è più, fratelli miei… Etteilla non è più! Il suo spirito erra intorno ai suoi sconsolati discepoli; il suo genio plana sulle nostre teste; egli osserva quale uso faremo delle lezioni che ci ha lasciato… Etteilla non è più! Egli ha ceduto sotto il peso delle veglie e delle fatiche. Posterità! Giudicherai se Etteilla meriti o meno gli onori del pantheon francese!».
Ma tutto ciò, essendo una messa in scena, una manifestazione pubblica ed interessata, può giustamente non ispirare una completa fiducia. Non così, invece, per quanto riguarda ciò che succedeva dietro le quinte. Le corrispondenze private scambiate fra gli allievi non permettono alcun dubbio sulla sincerità della loro afflizione e sulla venerazione che Etteilla aveva saputo inculcargli. In uno di questi autografi leggiamo:
«È una perdita reale sia per quelli che amano le scienze che per tutto il genere umano, per la luce che egli cominciava ad irradiare… Già cominciavo a trattare con una sorta di intimità con questo filosofo, unico nel suo genere, e mi lusingavo di potere presto acquisire l’intelligenza delle sue opere. Le sue lettere, che conservo gelosamente, mi facevano credere che egli mi considerava degno della sua confidenza, etc.» (89).
Questa che citiamo di seguito è una risposta di de Bourecueille, ricevitore delle dichiarazioni alla dogana di Tolone, il quale si esprime in questi termini:
«La morte di Etteilla, uomo veramente sapiente e buon amico, è una perdita irreparabile, almeno per il nostro secolo, poiché egli non ha lasciato eredi universali delle sue rare e profonde conoscenze. Qualcuno ha avuto delle eredità, anche abbastanza considerevoli, ed il nostro amico Hugand non è, in questo senso, uno dei meno favoriti; ma ciò che non si dice che all’orecchio è seppellito nella tomba con lui, che, per quanto divinatore, non pensava fosse ancora urgente svelare tutto ciò che sapeva…
Presumo che Hugand fosse in corrispondenza con voi. Il povero diavolo è sempre tormentato dai suoi reumatismi; egli prova del resto un disappunto. Etteilla l’aveva nominato in precedenza suo successore in qualità di Corrispondente generale del Libro di Thot. Di conseguenza, gli avrebbe dovuto essere rimessa una cassetta che racchiudeva tutto ciò che gli interpreti avevano rispettivamente fornito. La cassetta è caduta nelle mani del signor Dodoucet, di cui avete sentito parlare, il quale, con disprezzo delle intenzioni del defunto, si arroga peraltro il titolo di Corrispondente generale che non merita, in verità, sotto alcun aspetto» (90).
Ciò nonostante è certo che non si produsse tra i successori del presunto genio alcuna divisione, come invece questa lettera lascerebbe supporre. Un altro condiscepolo scriveva allo stesso Hugand una lettera che conteneva questo passaggio:
«Ho appreso proprio dalla bocca del defunto l’ammirazione particolare che egli aveva di voi e del vostro talento. Piaccia a Iddio che voi siate stato, nei suoi ultimi momenti, abbastanza vicino al suo capezzale da intenderlo ancora. Così abbottonato e riservato con ognuno, egli, data la grande fiducia che aveva in voi, vi ha certamente confidato fino all’ultima sillaba» (91).
La risposta diceva: «Si signore, abbiamo perduto il nostro caro Etteilla; ho delle lettere che sono, verosimilmente le sue ultime lettere.. Questo degno uomo desiderava che io fissassi la mia dimora a Parigi, ma al tempo non credetti di dover accettare le sue offerte. Dal suo decesso tutto è cambiato, il suo studio è passato nelle mani di Dodoucet, uno dei suoi allievi, e tutto è ora ancora prossimo a cambiare; infatti il signor Dodoucet da una parte, e la vedova dall’altra mi invitano ad essere il successore del mio vecchio maestro nell’insegnamento della scienza degli oracoli. Io sono ben disposto ad assentire a questa proposta, ma ho dei grandi ostacoli da vincere» (92).
Nondimeno Hugand non andò a Parigi e continuò a professare la magia a Lione. Vi prosperò? Cosa ne fu? È ciò che è rimasto profondamente ignorato, e la cui soluzione sarebbe forse da domandare ai terribili eventi di cui questa città si trovò ben presto ad essere teatro. Non si conosce meglio la sorte di Dodoucet. Del resto sembra che quest’ultimo non abbia mai pubblicato altro che degli annunci; ma la sua collaborazione con Etteilla era durata per molto tempo. Una piccola stampa (93) che quest’ultimo aveva fatto apparire nel 1789, al tempo in cui dimorava in rue de l’Oseille, termina così: «se avendo tra le mani il Libro di Thot, non mi comprendete, prendete da me o dal mio allievo, il signor Dodoucet, sei lezioni a 3 lire ciascuna, o comprate l’opera sui tarocchi nella quale ho messo ciò che 40 anni di studi mi hanno insegnato sulla saggia magia degli antichi popoli».
I dettagli che fornisce questa corrispondenza non giustificano, lo si vede, l’affermazione della Biographie des Contemporaines che la morte di Etteilla fosse una falsa notizia.
Una cosa stupefacente, a proposito della sua eredità materiale o scientifica, è il completo silenzio nei riguardi di suo figlio, per quanto il nostro mago avesse già cercato di mettere in evidenza la sua legittima discendenza. Un opuscolo intitolato Indulgence ed un altro Aperçu sur la nouvelle école de magie datati 1790, sono annunciati in distribuzione presso il figlio di Etteilla, ed i numero 12 dei suoi Projets reca il titolo: Suite de la nouvelle science, ce numéro aux frais d’Etteilla fils. Ora, benché quest’ultimo sia qui presentato come editore e non come autore dell’articolo, è da notare che lo stile dello scritto non è simile a quello del padre. Notiamo di passata che in questa brochure si protesta contro la parola Divination, pretendendo che bisognasse piuttosto dire Devination; ciò perché un uomo che possiede la scienza dell’interpretazione, è solamente versato in una scienza del tutto naturale, e non può essere considerato un essere divino. Questa menzione di un figlio, fatta dal padre solo negli ultimi diciotto mesi della sua vita, e di cui non vi è traccia nei dettagli più intimi, al momento del decesso, porterebbe a dubitare che, a parte che nelle citate pubblicazioni, sia mai esistito un Etteilla figlio.
Non saremo parimenti afflitti dal non sapere se la vedova di cui abbiamo parlato poco fa, fosse quella Santippe causa dei dispiaceri provati da Etteilla, o se quest’ultimo si fosse nel frattempo risposato, dopo aver avuto la fortuna di perdere la propria incomoda compagna.
Ci siamo a lungo soffermati sulla corrispondenza degli adepti della cartonomanzia e ne abbiamo tratto larghe citazioni per far comprendere il grado di influenza che un ciarlatano abile può acquisire sullo spirito di gente non sprovvista di istruzione, anche mostrandosi poco comunicativo. È fuor di dubbio che le preoccupazioni politiche dell’epoca abbiano soffocato nel suo germe questa setta praticante una superstizione di nuova specie, e si deve probabilmente attribuire alla stessa causa l’oblio completo delle circostanze della sua introduzione ed esistenza, le cui tracce non si rilevano più che nel nome del suo fondatore sul frontespizio di qualche libro ad uso delle persone meno illuminate. Siamo lontani, tuttavia, dal supporre che senza gli avvenimenti dell’epoca del Terrore la fede nella magia avrebbe potuto progredire e la Società degli interpreti del Libro di Thot divenire più brillante. Faremmo offesa al buon senso pubblico. Abbiamo solo voluto dire che le dottrine di questa setta sarebbero state sconfitte sotto la forza di questo stesso buon senso, invece di condividere la sorte fatale di tante altre istituzioni che avevano almeno la loro ragion d’essere.

XIX.

Termineremo dando la lista delle opere di Etteilla. Ci è stato possibile redigerne una completa e raggruppare queste opere nel loro ordine cronologico, il che non è stato senza difficoltà, perché molte non sono datate e qualcuna è apparsa in più parti, tra l’uscita delle quali si sono trovate intercalate altre pubblicazioni. Si noterà quanto i biografi siano stati inesatti non citandone che quattro produzioni di questo autore.
Abregé de la cartonomancie, 1753 (94).
Etteilla ou la seule manière de tuirer les Cartes, première édition, Amsterdam 1770. Seconda edizione nel 1773, terza nel 1782 recante come secondo titolo L’arte de tirer les Cartes Françaises; essa era preceduta da una prefazione intitolata Soliloque. Le ultime due edizioni recavano, come primo titolo: La Cartonomancie Française.
Le Zodiaque mystérieux
 (e non universel, come dice la Biographie des Contemporains), 1772. Secondo il Rigorista, al chiave politica di quest’opera non era conosciuta che da un piccolissimo numero di persone (95). Etteilla chiama questa produzione la sua «premessa (avant-tout) sulle scienze» (96).
Lettre sur l’Oracle du jour, 1772. È questa la brochure che dà luogo al racconto de La Comète.
L’Homme à projets, 1783. Non abbiamo potuto procuracene un esemplare. Si è detto che vi esprimesse dei pensieri «di cui non sarebbe arrossito Jean Jacques» (97).
Fragment sur les hautes-sciences, suivi d’une note sur les trois sortes de médecines données aux hommes, dont une mal-à-propos délaissée. Il nostro esemplare è del 1785, ma Etteilla cita un’edizione del 1783 (98).
Epitre à M. Court de Gébelin, salut, Etteilla, premier de l’anne vulgaire 1784. In 4° preceduto da Sommaire des objets propres et furtifs insérés dans l’épitre adressée publiquement à M. Court de Gébelin.
Manière de se recréer avec le jeu de cartes nommé Tarots, in nove quaderni, dal 1783 al 1785. La Biographie des Contemporains ha senza dubbio voluto prendere il termine medio tra queste due date, indicando 1784. È l’opera alla quale Etteilla vorrebbe restituire il titolo di Cartonomancie égyptienne ou les Tarots.
Philosophie des hautes-sciences ou clef donnée aux enfants de l’art, de la science et de la sagesse,
 1785. Questa brochure forma il decimo quaderno dell’opera precedente.
Jeu de Tarot ou le Livre de Thot ouvert à la manière des Egyptiens pour servir à l’interprétation de tous les rêves, songes et visions diurnes et nocturnes, senza data.
L’indicateur du chemin de la fortune ou la combinaison scientifique et cabalistique sur la loterie royale. 1785.
Les sept nuances de l’oeuvre philosophique-hermétique, contenente un Traité sur la perfection des Métaux che Etteilla afferma non essere suo. Senza data. Egli vi rende conto dell’inizio di un’operazione alchemica.
Relevé pour servir à la pratique de l’horloge planétaire et à la philosophie de l’indicateur du chemin de la fortune. Senza data. Seguito da una grande tavola rappresentante l’orologio planetario.
Science – Leçons théoriques et pratiques du livre de Thot, précédé du tableau des lames du livre, 1787.
L’Art de lire dans les lignes et caractères qui sont dans les mains, ou Eléments de Chironomancie, Amsterdam 1787, précédé des Eléments de Métoscopie ou principes de la science du front, i quali non sarebbero di Etteilla ma, a suo dire, sarebbero la reimpressione di un libro del 1656.
Type universel du nombre et de création pour servir à la théorie et à la pratique du grand’oeuvre. Una grande tavola con testo. Stampa in-folio. 1788.
A questo punto conviene piazzare una critica intitolata:
Les interprètes du Livre de Thot à leur très honorable membres, l’un de MM.- les électeurs de la commune de Lyon. Auteur du savant ouvrage; “Faites-mieux, j’y consens”. Firmato Etteilla, segretario e corrispondente della società letteraria dei Signori interpreti, in data 26 novembre 1789, e stampato al seguito della suddetta brochure che è di Jélalél.
Livre de Thot, volantino in quattro pagine, 1789.
Indulgence, discorso del 6 luglio 1790, nella settima seduta del corso dei cinque incontri della cartonomanzia.
Aperçus sur la nouvelle Ecole de magie établie à Paris, le 1er juillet de la seconde année de la liberté française et second discours tenu dans cette école publique et gratuite le 19 juillet 1790.
Cours théorique et pratique du Livre de Thot pour entendre avec justesse l’art de la science et la sagesse de rendre des oracles, 1790, non terminato e seguito dal Jeu du Taroth ou Jeu Royal de la Vie humaine.
L’Oracle pour et contre. Novembre 1790.
Code pratique de la cartonomancie égyptienne ou les principes de la permutation des 78 feuillets di livre de Thot, senza data.
Diversi numeri dei suoi Projets, ciascuno con un titolo differente. Sono scritti più politici che cartonomantici. Non siamo in possesso che di 13 numeri.
Circulaire adressée aux illustres membres de toutes les sociétés littéraires et philosophiques, aux vraies amateurs du livre de Thot, à ses honorables interprètes, et généralement a toutes les personnes qui ont le goût des sciences et des arts, par le comité de correspondance de MM. les interprètes. 3 pagine in 4°, senza data.

XX.

L’esistenza in Francia, settant’anni or sono di una scuola di magia dotata di una certa consistenza e forse di un po’ di notorietà, è una cosa che appartiene alla storia delle stravaganze umane. Come abbiamo già fatto notare, è in pieno diciottesimo secolo, in quell’epoca di libero esame in cui la fiaccola della filosofia aveva la pretesa di far svanire tutti i pregiudizi sotto l’azione dissolvente dei suoi raggi, che si sono visti questi settari tacciare di pregiudizio il rifiuto di credere che potesse esserci una scienza i cui calcoli fossero in grado di dare come risultato la perfetta conoscenza degli avvenimenti a venire; come l’astronomo che traccia in anticipo le traiettorie che descriverà un dato globo nell’immensità! Non bisogna forse concludere che l’attrazione per il meraviglioso, la credenza negli interventi sovrannaturali che si manifestano nella nostra realtà, è una di quelle infermità innate di cui lo sviluppo della ragione attraverso l’educazione, l’esperienza e la riflessione, pervengono a paralizzare più o meno gli effetti, ma che non di meno dipendono dalla nostra debole natura? Così le idee d’onore fanno tacere la paura, espressione dell’istinto di conservazione, le leggi del pudore si oppongono alla potenza degli appetiti carnali, i principi di equità impediscono gli eccessi dell’avidità ad altrui detrimento; eppure, non possiamo tuttavia negare che l’amore per la vita, l’attrazione sessuale, l’egoismo non siano motori passionali inerenti alla nostra esistenza.
Questa naturale inclinazione al meraviglioso, come si direbbe in linguaggio frenologico, ci mostra dunque, che non si può, con giustizia, attribuire la responsabilità delle superstizioni religiose ai culti seguiti da coloro che sono assoggettati a queste debolezze. Esaminando con imparziale attenzione troverete che i dogmi, i precetti di questi culti sono quasi sempre in opposizione diretta con le pratiche abusive contrarie alla ragione. Ma l’immaginazione cerca delle ingannevoli chimere alle quali il cuore, dopo non aver fatto che sorridere compiacente, in un primo momento, finisce per accordare una certa fiducia. È la stessa predisposizione che produce le superstizioni che nascono da questa folla di stupide credulità nei sogni, nei cattivi auguri, i fantasmi, le sorti e le carte; talvolta questa attitudine affettiva ha come conseguenza di introdurre tali aberrazioni in cervelli che dovrebbero esserne liberi grazie ai lumi acquisiti, ma che si trovano pronti a lasciarsi trascinare dai paradossi che lusingano il loro gusto.
È ciò che ci mostra il successo delle dottrine di Etteilla, e, benché tale successo non sia stato che passeggero, il fatto che esso abbia per sempre associato al suo nome l’idea delle presunte scienze occulte.

NOTA: Diamo di seguito il Fac-simile di un piccolo oroscopo di mano di Etteilla. L’originale è depositato alla Biblioteca pubblica di Le Havre.
La data e le altri indicazioni poste in testa, sono le quattro colonne fornite dal consultante. I numeri che si trovano a destra indicano le lame del libro di Thot su cui il cabalista ha basato il suo oracolo.

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NOTE dell’autore:

(55) Cartonomancie ègyptienne etc.. 4° quaderno.
(56) Jeu des Tarots pour servir à l’interprétation des songes.
(57) Circulaire adressée aux illustres membres de toutes les sociétés littéraires et philosophiques.
Note della brochure di Jélalel Faties Mieux, j’y consens.
(58) Lettera autografa di Monsieur de Bourecueille. Jélalel, Nécrologie d’Etteilla, nota finale.
(59) Cours du livre de Thot, alla fine.
(60) Cours du livre de Thot.
(61) Philosophie des hautes-sciences.
(62) Cours du livre de Thot.
(63) Aperçus sur la nouvelle Ecole de Magie.
(64) Fragment sur les Hautes-sciences.
(65) Philosophie des hautes-sciences.- Corrispondenza.
(66) L’impôt ò decouvert. – n° due dei progetti.
(67) Autografo dell’8 giugno 1791.
(68) Philosophie des hautes-sciences.
(69) Philosophie des hautes-sciences.
(70) Fragment sur les Hautes-sciences.
(71) Cartonomancie ègyptienne. 4° quaderno.
(72) Les sept nuances de l’oeuvre philosophique-hermétique.
(73) Accessoires au cahier des sept nuances.
(74) Cartonomancie ègyptienne. 1° quaderno.
(75) Autografo di Etteilla del dicembre 1790.
(76) Numeri 1, 7, 8, 10 e 13 dei Projets.
(77) Ouvrages à faire pouvant subvenir aux frais d’un club, n° 6 dei Projets.
(78) Pétition proposées aux 83 départements. . n° 8 dei Projets.
(79) Petite partie d’administration morale, civile et politique, n° 3 dei Projets.
(80) Accessoires au cahier des sept nuances.
(81) Cours du livre de Thot.
(82) Epistre à M. Court de Gebelin.
(83) Autografo di Etteilla del dicembre 1790.
(84) Philosophie des hautes-sciences.
(85) Cours du livre de Thot.
(86) Circulaire adressée aux illustres membres de toutes les sociétés littéraires et philosophiques. Copertina dell’astuccio del Livre de Thot.
(87) Lettera autografa di Hugand del 7 maggio 1792.
(88) Necrologie di Jélalel.
(89) Lettera di M�. del 21 marzo 1792.
(90) Lettera di de Bourecueille del 5 marzo 1792.
(91) Lettera di M� del 23 aprile 1792.
(92) Lettera di Hugand del 7 maggio 1792.
(93) Le livre de Thot, in quattro pagine.
(94) Philosophie des hautes-sciences.- Corrispondenza.
(95) Aperçu d’un Rigoriste sur la cartonomancie et sur son auteur.
(96) Sommaire de l’épitre à Court de Gébelin. In nota.
(97) Aperçu d’un Rigoriste sur la cartonomancie et sur son auteur.
(98) Circulaire aux illustres membres de toutes les sociétés etc., in nota.

Note del traduttore:

[5] Il 14 luglio 1789 è la data della presa della Bastiglia, avvenimento cardine della Rivoluzione Francese.
[6] L’orefice Josse è un personaggio dell’Amour Médecin di Molière che è divenuto proverbiale per indicare la dispensazione di consigli interessati e dal doppio fine.

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