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Jean-Baptiste Millet-Saint-Pierre - Ricerche sull'ultimo mago e sull'ultima scuola di magia - introduzione, traduzione e note di Massimo Marra

Etteilla chino al suo tavolo di lavoro, dal frontespizio del Cours théorique et pratique du livre de Thot, 1790.

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INTRODUZIONE.

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J.-B. Millet-Saint-Pierre (Marsiglia 1797 - Le Havre 1872), agente d'assicurazioni marittime a Le Havre ed a lungo segretario della Société havraise d'études diverses, era massone e membro onorario del Consiglio supremo del Rito Scozzese Antico ed Accettato di Francia. Oltre al saggio presente si debbono alla sua penna vari saggi di argomento massonico, letterario e di cultura varia. Questa sua ricognizione documentale sulla scuola di Alliette, che è rimasta a lungo il solo contributo di riferimento sulla figura del cartomante e mago che, nella Francia rivoluzionaria, partendo dagli scritti di Court de Gebelin (1), aveva fondato la scienza mitica del Libro di Thot ed organizzato e capeggiato, nelle stesse strade in cui i nouveau philosophes propagandavano i loro lumi, una vera e propria scuola di occultismo e divinazione, è tuttavia il suo lavoro di gran lunga più citato. Il testo, tuttavia, non è privo di inesattezze, in larga parte dovute alle fonti spesso inaffidabili e talvolta puramente agiografiche di cui si è dovuto servire l'autore, inesattezze che sono state sottolineate dal procedere delle ricerche. Ad esempio è da considerarsi del tutto inaffidabile la notizia dell'originaria professione di Alliette, che, se effettivamente mai fu parrucchiere, non fu mai neanche insegnante di matematica. La tradizione che lo voleva parrucchiere si basava sull'indirizzo di residenza che per un periodo Alliette stamperà anche sulle sue pubblicazioni, in rue de Chantre, al terzo piano, proprio nel caseggiato di un noto parrucchiere. Probabilmente per questo Eliphas Levi (al secolo l'abate Alphonse Louis Constant, il grande riferimento della stagione occultistica fin de siècle) nella sua Histoire de la Magie qualificherà sprezzantemente il nostro come coiffeur illuminé (cfr. p. 327 dell'edizione del 1860). Millet-Saint-Pierre si fida invece di un necrologio di un allievo di Etteilla, dal tono evidentemente agiografico, che ammannisce la notizia di una fantastica attività di insegnante di matematica e geometria (2). In realtà documenti d'archivio ci hanno certificato che la vera professione di Jean-Baptiste Alliette, fu, almeno fino al 1769, commerciante di granaglie e semi, mestiere che, del resto, non apparirà strano se si pensa che suo padre, che aveva il suo stesso nome di battesimo, era fornaio. Alla morte del genitore, nel 1758, suo fratello aveva rilevato l'attività paterna, mentre la madre, Marie-Anne-Bautray, aveva avviato un commercio di granaglie, che il nostro Jean-Baptiste le jeune (poiché la documentazione d'archivio ci suggerisce l'esistenza di un fratello maggiore con lo stesso nome di battesimo) dovette ereditare undici anni dopo, nel 1768, alla morte di Marie-Anne. Probabilmente la sua attività di cartomante dovette iniziare intorno al 1767, quando si separò da sua moglie Jeanne Vattier, sposata nel 1763 (3).
Comunque, al di là delle imprecisioni, il testo di Millet-Saint-Pierre si basa su di una documentazione originale raccolta dall'autore, comprendente lettere autografe, appunti delle lezioni di Etteilla e materiali vari oggi dispersi, e risulta estremamente utile a tracciare i lineamenti, più ancora che dell'abile cartonomante, soprattutto del suo ambiente, dei suoi clienti ed allievi che ne determinarono un duraturo successo ed una certa fama.
Alcuni dei riferimenti del testo di Millet-Saint-Pierre, del tutto ovvi per un lettore francese della metà del secolo XIX, sono più complessi da cogliere per il moderno lettore italiano. Alle note dell'autore, in parentesi tonda, abbiamo dunque aggiunto qualche nota di nostra mano, evidenziata in parentesi quadra.
Per un profilo più dettagliato su Alliette, è possibile consultare la scheda introduttiva alla prima traduzione italiana di Les sept nuances de l'oeuvre philosophique-hermétique (1785 circa), reperibile su queste stesse pagine.


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Note:


(1) Court de Gebelin (ca. 1719-1784) aveva identificato i Tarocchi come sopravvivenza di un'antichissima opera egizia nell'ottavo volume del suo monumentale Monde primitif (T. 8, Paris 1781, pp. 365 e sgg.).

(2) La notizia della professione di professeur d'algèbre di Alliette doveva essere stata diffusa già in vita, poiché essa appare nel registro della parrocchia di St.-Germain-l'Auxerrois, che registra la morte di Jean-Baptiste il 13 dicembre 1791.

(3) Tutte le notizie biografiche che abbiamo esposto, con i riferimenti bibliografici e documentali del caso, sono rinvenibili nel quarto capitolo del fondamentale libro di Ronald Decker, Thierry Depaulis e Michael Dummet, A wicked pack of cards: the origin of occult tarot, Duckworth, London 1996.


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